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yak, Qinghai, Cina

pascolo di yak in Qinghai

All’inizio la strada é alberata e quindi ombra, ci sono i salici. Il latente puzzo di spazzatura c’é sempre, non sappiamo da dove venga. Imbocchiamo una stradina alternativa che ci fa lasciare la statale e attraversare due paesini fra i campi coltivati. Qui coltivano ogni centimetro possibile, nessuna casa ha il giardino, il grano arriva fino alla porta di casa, c’é solo un minisentierino che parte dalla porta di casa e arriva alla strada.

Ci fermiamo a comprare acqua e una zuppetta di fagioli in scatola nel paesino di Uubo dove c’é un bel tempio ed un bello stupa. Causa coltivazioni ovunque trovare un posto tenda non é facile, riusciamo a ricavarci un angolino dietro un casa che non sembra abitata, in mezzo ai campi. Siamo a quota 1850 metri. Mangio la zuppetta di fagioli e legumi in scatola, non é male ma é dolciastra.

Ci svegliamo alle 6 del mattino quando un tizio in macchina con il microfono passa ripetendo una litania, sembra la sveglia.

La sveglia vera invece arriva poco dopo con due contadine davanti alla tenda. Una di loro si mette a tagliare l’erba con il falcetto mentre l’altra, che voglia di lavorare non ne aveva molta, ci osserva. C’é anche un tizio con il motorino 3 ruote con loro, che invece, ci ignora completamente. L’unico problema é che con la signora lì piantata non possiamo fare la pipì. Smontiamo la tenda e ce ne andiamo a cercare un posto per fare colazione. Sono le 7 e 40, non siamo mai partiti così presto in vita nostra.

Ah, prima di partire Daniele fa un sorso dell’acqua che abbiamo comprato ieri. Ma non é acqua! E’ una cosa alcolica non identificata e schifosa. La regaliamo al tipo che ci ignora.

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Qinghai, Cina, Buddismo

piccolo altare buddista tra i campi al confine tra Gansu e Qinghai

Dopo colazione, siamo di nuovo in strada, incontriamo un primo piccolo altare e gli stupa in mezzo a un campo di grano. Romanticismo bucolico buddista. Arriviamo in un altro villaggio tra i campi, Sanbao.

Un poliziotto vuole fare una foto con noi e decide che dobbiamo farne una anche con tutti i presenti. Chiediamo dove possiamo trovare un negozio di vestiti. Vorremmo comprare qualcosa di caldo perché saremo tra i 3.000 e i 4.000 metri nei prossimi giorni e non siamo molto ben attrezzati.

Il poliziotto, che parla un po’ di inglese, ci dice che possiamo trovare negozi nella prossima città, Minle.
OpenStreetMap non lo sa conosce nemmeno, deve essere una città costruita nei giorni scorsi. Dopo circa quindici chilometri arriviamo lì, poco prima della città troviamo una giacca e una camicia a maniche lunghe, abbandonate da qualcuno e le prendiamo, metà della spesa è fatta.

C’era anche la biancheria intima rossa da uomo, ma decidiamo di lasciarla lì. Minle è un’altra città costruita dal nulla, con molti nuovi edifici e ancora di più in costruzione. Ci sono enormi poster che mostrano quanto sarà bella questa città in futuro e quanto è conveniente acquistare un appartamento qui. Ma probabilmente la maggior parte di quegli edifici rimarrà deserta. Di nuovo il volto oscuro della speculazione immobiliare cinese.

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Tibetani, Qinghai, Cina, cibo

una merenda Tibetana

Andiamo a mangiare in città. Anche qui non sentiamo molte persone che parlano cinese, per lo più incontriamo tibetani, mongoli (Tu) e musulmani Hui. Mangiamo noodles (lamian) con carne di manzo (che io do a Daniele), una specialità della casa. Molto buoni, Daniele dice che sono i migliori fino ad ora. È bello vedere la cucina e la preparazione degli spaghetti fatti a mano.

Paghiamo molto poco, circa 3 euro in due, compreso il tè con il latte di yak. Questo è uno dei posti in cui vanno gli operai a mangiare, è pieno di persone in abiti da lavoro.

Entriamo in un centro commerciale alla ricerca di una giacca ma i prezzi sono altissimi e in effetti non ci sono clienti. Almeno nel bagno, c’è un bollitore gigante, spesso li troviamo di fronte ai servizi igienici in posti come questo, possiamo riempire le nostre bottiglie d’acqua gratuitamente. Entriamo quindi in un piccolo negozio di fronte al centro commerciale, identico a quello degli abiti cinesi che si trovano Italia.

Hanno delle tipiche giacche da contadino, imbottite di lana di pecora, ma solo per donna, ne compriamo comunque due per circa 18 euro. E dato che, ovviamente, Daniele sembra molto divertente con una giacca da donna con fantasia di fiori rossi le proprietarie vogliono farsi una foto con noi.

Qinghai montagne, Cina

pedalando tra i pascoli di yak nelle montagne del Qinghai

Parlando della strada, nonostante un’altitudine di 2000 metri, i campi non diminuiscono.
Il paesaggio è ammaliante, i campi arrivano fino a dove il terreno non è troppo ripido, e poi iniziano le cime rocciose, che sovrastano l’altopiano con le loro cime innevate.

Deforestazione a tappeto, restano pochissimi alberi. I campi finiscono solo quando arriviamo a un’altitudine di 2800 metri, per fare spazio ai pascoli. Qui c’è un punto panoramico dove una signora tibetana ha uno stand che offre una specialità mai vista finora.

Prende una pastella tipo quella per la crépe e la mette sulla “piastra fatt’apposta” per cuocerla, poi aggiunge un uovo, lo spalma bene, poi la salsa piccante e un’altra salsa scura, poi una foglia d’insalata e due gnocchi fritti, ed infine arrotola il tutto. Buonissima. Compriamo anche qualche uovo sodo. Un uovo sodo costa 2 yuan e la crepe tibetana 8 yuan.

Qinghai, buddismo, stupa, montagne

piccoli stupa ovunque qui

Dopo poche centinaia di metri incontriamo il fiume e ci fermiamo a piantare la tenda, fa freddo. Dall’altro lato del monte, vediamo le prime tende di pastori nomadi con i loro greggi di pecore. Con le nostre nuove giacche da contadini cinesi, non sentiamo molto freddo di notte.

Ci svegliamo abbastanza presto ma lottiamo per alzarci perché senza il sole che batte sulla tenda si potrebbe dormire tutto il giorno. Ma alla fine, ci alziamo e affrontiamo la salita che ci porterà a 3800 metri di altitudine.

Incontriamo un gruppo di ciclisti locali, dieci, provenienti dalla direzione opposta, per loro é discesa. Hanno biciclette nuove di zecca e due macchine che li seguono, penso per riportarli indietro la sera. Sempre organizzati i cinese. Parliamo molto ma non capiamo nulla tranne che vogliono farsi una miriade di foto con noi e ci fanno i complimenti per aver portato la spazzatura con noi (la vedono appesa alla bici) e non averla gettata in giro.

Nel frattempo fumano e buttano a terra i mozziconi.

Passi Qinghai, montagne, Cina

uno dei passi che abbiamo pedalato in Qinghai

Salutati gli amici delle ciclo-domeniche inizia la vera salita, anche se fa freddo sudiamo e ci dobbiamo spogliare. Dopo pochi chilometri, vediamo i primi yak, che come ci si può aspettare, sono molto pelosi e con le corna molto grandi.

Ci sono tende di nomadi vicino al pascolo. Qui ci sono principalmente tibetani, mongoli e tu.
Le tende in cui vivono non sono come le yurte ma sono tende “normali”. Alcune tende grandi vengono utilizzate solo come cucina, alimentate da cacca secca. Queste non sono decorate come quelle del Kirghizistan, non ci shirdak elaborati in feltro.

Solo alcune sono bianchi e hanno un motivo cromatico ricamato, sono senza riscaldamento. Forse sono usate per la preghiera o per qualche scopo rituale/sociale. Il paesaggio intorno a noi è meraviglioso, dalla nostra parte il fiume scorre insieme a noi. La strada è costante in salita ma la pendenza non cambia.

Qinghai, alta montagna, case di fango

case in fango sopra i 3000 metri

Incontriamo un bel tempio incastonato nella roccia. Letteralmente, la roccia è all’interno del tempio che gli è stato costruito intorno. La gente che passa in auto si ferma per lasciare un’offerta o una preghiera. Le preghiere sono stoffe colorate con sopra qualcosa di scritto (Lung Ta), vengono legate ai templi, agli alberi, ai pali, un po’ ovunque.

In breve, nonostante il governo cinese, il Buddismo è ancora abbastanza popolare in Cina. Gli ultimi chilometri prima del passo sono un po’ stancanti e Elena va a spinta.

Per la prima volta, un cinese (che era decisamente un tibetano) con il furgoncino si ferma e chiede se io (Elena) voglio un passaggio (credo). Mancano circa sei chilometri al prossimo villaggio, Obo. Gli dico che va bene fino a Obo ma non ci capiamo, credo che andrà da qualche altra parte. Alla fine, se ne va.

La Cina è l’unico paese finora dove la gente non ci ha offerto nulla. Niente vodka, niente caffè, niente tè.
Non lo so, forse hanno paura di mettersi in contatto con i cattivi capitalisti occidentali, almeno in questa parte della Cina. In questo momento pensiamo a queste cose perché non abbiamo fatto colazione, solo un po’ di biscotti e miele.

Da 2800 a 3700 metri ci sono circa 30 chilometri, passando dal Gansu al Qinghai. Nessun posto dove mangiare. Arriviamo in cima al passo alle 17:00, ci sono molte bandiere colorate tibetane. È il 21 giugno e ci sono 8 gradi. Ho trovato un paio di guanti da lavoro per strada, utile per riparare le mani in discesa.

Minle, bolla Cinese, città fantasma, Qinghai

Minle, un altro esempio di speculazione edilizia in Cina

Splendida discesa, arriviamo al villaggio di Obo, situato a 3400 metri e finalmente mangiamo le nostre “tagliatelle” in brodo, quelle più economiche di solito costano 7 yuan (meno di 1 euro). I proprietari sono musulmani, il cuoco prepara i lamian a mano, di nuovo molto buoni. Il brodo è di diverse verdure, erba cipollina e piccoli pezzi di carne.

Lasciando il ristorante, notiamo che in questa città ci sono molti musulmani, c’è anche la moschea. Il villaggio è grande e come ovunque stanno costruendo grandi condomini, chissà per chi. Siamo a 3400 metri, non vedo milioni di persone pronte a trasferirsi qui.

Passati altri dieci chilometri, ricominciano i pascoli recintati per yak e pecore. Ci fermiamo ad accamparci vicino al fiume, dove la terra non è recintata. Siamo ancora a 3400 metri e domani ci aspetta un altro passo. Piove, fortunatamente abbiamo mangiato e non dovremmo cucinare. Nel tepore della tenda mangiamo solo yogurt, melone e biscotti.

Al risveglio iniziamo a salire di nuovo, il tempo non è dei migliori, occasionalmente una goccia di pioggia, ma va bene, sappiamo che potrebbe essere molto peggio. Il prossimo passo, a 3700 metri, offre una vista fantastica.
E poi si scende per circa 40 chilometri fino ad un altro villaggio molto bello situato prima dell’ultima salita che ci porterà all’ultimo passo a circa 4000 metri.

Ci siamo fermati a mangiare circa sei chilometri prima della salita in un ristorante decorato con motivi buddisti. Mangiamo cose nuove, tagliatelle condite con erba cipollina e salsa piccante e “panzerotti” ripieni e fritti. Anche loro ripieni di erba cipollina. Mentre mangiamo arriva l’acquazzone che finisce proprio quando finiamo di mangiare, tempismo perfetto.

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bandiere di preghiera Tibetane Buddiste (Lung Ta) in cima al passo

Daniele ha un po’ di influenza mentre io mi sento stanchissima, potrebbe essere l’altitudine. I ragazzi del ristorante avevano anche stanze e provavano a vendercene una. È chiaro che la figlia del proprietario consulta suo padre per sapere quale prezzo deve sparare. Decidono di sparare 120 yuan. Ok, hanno sparato troppo in alto per noi, ce ne andiamo.

Il centro del villaggio è molto bello, tutte le case hanno una grande veranda. Ci fermiamo a comprare uova sode e andiamo a dormire ai piedi della salita che affronteremo domani. Abbiamo finalmente avvistato il roditore delle steppe anche se non siamo esattamente nelle steppe.

Xining, Cina, passo, montagna, strada

la strada che porta al passo prima della discesa per Xining

Al risveglio piove. Dopo i primi 2 chilometri di salita normale, la strada fa una curva a 90 ° e diventa ripida. Ci aspettano 12 km di sofferenza. Ci mettiamo cinque ore. O meglio, mi ci vogliono cinque ore perché Daniele era già al passo molto prima di me.

Non che fosse una salita impossibile ma ovviamente tre giorni di continuo salire hanno indebolito le gambe e la pioggia costante di oggi non ha aiutato. A circa metà dell’ascesa, c’è un punto panoramico dove alcune bancarelle vendono una dozzina di diversi tipi di carne secca di yak, l’uomo è molto amichevole e Daniele le assaggia tutte aspettandomi per circa un’ora.

Nell’ultima parte poi la strada é una serpentina, una visione che dal basso impressiona psicologicamente. Daniele ha pedalato un po’ la mia bici mentre salivo a piedi. Comunque bagnati fradici e abbastanza stanchi siamo arrivati ​​in cima e finalmente arriva la discesa, fino a Xining!

I primi 16 km sono una discesa ripida, del tipo che devi tenere i freni costantemente premuti se non vuoi scendere a 60 all’ora. Da questo lato del passo, le montagne sono ancora più belle, molto più verdi.

Dopo la ripida discesa, la discesa continua ma meno intensa, come andare in scooter a 20km all’ora. Possiamo goderci il panorama e il bellissimo fiume che ci scorre a fianco. Alcuni ragazzi in fondo alla strada cercano di venderci qualcosa che non capiamo di cosa si tratta (abbiamo scoperto in seguito che era il miracoloso “caterpillar fungus“).

Di nuovo, le “minoranze” etniche qui sono moltissime. Ovviamente chiamarle minoranze è un po’ strano. Nessun cinese qui. Qui i cinesi (Han) sono la minoranza.

tempio buddista qinghai, Cina

piccolo tempio buddista nella roccia

Arriviamo ad un bellissimo lago creato da una diga dove incontriamo un tizio in una macchina che vuole accompagnarci a tutti i costi a Xining. Ma noi non vogliamo, questa strada è bella e vogliamo pedalare. Non sapevamo ancora quanto ci saremmo pentiti di non aver accettato la proposta.

Alla fine, facciamo una foto insieme e ci salutiamo. Qualche minuto dopo arriva l’acquazzone, ci fermiamo per mettere la tenda al riparo sotto alcuni alberi lungo la riva del fiume. La pioggia si ferma e cogliamo l’occasione per lavarci nel fiume.

Stendiamo i panni sperando che si asciughino durante la notte. Quando ci svegliamo il sole sta per sbucare dalla montagna dietro le nostre teste, non lo vediamo da una settimana. Vecchi uomini vengono a guardarci incuriositi.

Stranamente non restano lì per molto tempo. Partiamo tardi, verso le 11, ma con le cose asciutte, non è un’impresa da poco. Dopo un po’ buco, o meglio la camera d’aria si rompe. I villaggi lungo la strada sono belli e anche la campagna circostante. Inizia di nuovo a non esserci altro se non campi coltivati senza sosta. Ci siamo fermati a mangiare dei buoni lamian in brodo lungo la strada.

Una bella giornata, a parte che sulla nostra strada c’è la città di Datong, 30 chilometri prima di quella che sarebbe stata la nostra destinazione, Xining. Nel prossimo post le nostre avventure con la polizia cinese.

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