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Enguri Dam

Il popolo Svan, la sua cultura, i suoi villaggi, ed il suo artigianato. Tutto questo potrebbe presto scomparire.

Qui raccontiamo la storia della Svanezia e del progetto Khudoni.

L’idea di energia idroelettrica per la maggior parte delle persone richiama quella di sostenibilità, ma è davvero così?

Tra i primi cinque paesi al mondo in termini di risorse idriche pro-capite, la Georgia è uno dei paesi che investito di più nell’idroelettrico, arrivando a soddisfare l’80 % della sua domanda energetica unicamente da questa fonte.

La grande diga: Enguri

Con i suoi 271,5 metri la diga di Enguri è la quarta più alta diga ad arco in calcestruzzo nel mondo, seconda solamente ai giganti cinesi. Con una capacità nominale di 1.320 MW e una capacità annua media è di 3,8 TW/h, fornisce dal 2007 circa il 46 % del consumo totale di energia elettrica in Georgia.

Indissolubilmente legata ad altre questioni irrisolte nel processo di pace, la proprietà del complesso è ancora oggetto di diatribe.

2016 update

Questo articolo é stato scritto prima del nostro viaggio in Georgia, qui potete leggere il nostro reportage da Khaishi ed il nostro articolo su Mestia per avere un’idea più ampia e informazioni “di prima mano”. Qui la nostra completa for more first hand information about the mega-dam issues and Svan culture. Check the whole serie di articoli sulla Georgia  ed il nostro diario di viaggio.

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Diga Enguri, la più grande d'Europa

Diga Enguri

Storia della diga Enguri – la più grande diga in Georgia

Concepita nel 1961, sotto il governo di Nikita Krusciov, è stata completata nel 1987, giusto in tempo per assistere alla caduta dell’impero sovietico. Dopo la fine del conflitto Abkhazia/Georgia del 1992/1993 le forze di entrambe le parti si trovarono una di fronte all’altra sui due lati del fiume Enguri, prendendo atto di come questo potente generatore potesse risultare inutile senza il lavoro congiunto di entrambe le parti.

Ma veniamo al tema principale di questo articolo, parliamo del futuro.
Il governo Georgiano sta attualmente promuovendo due grandi progetti nell’ambito dell’idroelettrico. 

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riserva Enguri

Riserva della diga Enguri

Cosa riserva il futuro:il progetto Khudoni Hydro Power Plant

La centrale idroelettrica Khudoni è un altro progetto per il sistema a cascata Enguri, il complesso che comprende la Enguri HPP e la più piccola Vardnili I, II, III, IV (340MW in totale).

Il progetto prevede la costruzione di una diga ad arco in cemento dell’altezza di circa 200 metri, situata circa 34 km a monte della diga Enguri, nei piani la Khudoni HPP avrà una capacità di 700 MW, con una produzione di 1,5 miliardi di kw, sarà inoltre completata da una serie di altre centrali idroelettriche a monte, anch’esse sul fiume Enguri (Tobari, capacità installata 600 MW, potenza generata 2,2 miliardi di kWh, cascata di Hydros Nenskra – 300 MW).

Secondo i calcoli del governo, la costruzione della Khudoni HPP incrementerebbe del 20% la produzione elettrica del paese, per un costo di 1,2 miliardi di dollari ed una durata dei lavori di 5-6 anni.

Sembra un progetto impressionante che potrebbe produrre letteralmente tonnellate di energia pulita, ma è questa energia davvero pulita? Qual è il prezzo e chi lo pagherà ?

conseguenze di Khudoni project

Prendiamo in considerazione un paio di cose:

ll progetto Khudoni non è una idea nuova. Fu bloccato dalle ONG nei primi anni 1990, tra questi un ruolo importante è stato giocato da Green Alternative.

Conseguenze ecologiche ed impatto sulla fauna locale

Secondo questa seria e competente associazione il progetto Khudoni:

“was shown to be a construction that contains extreme risks for ecological disaster. The Khudoni HPP would intensify the devastation of forests and wildlife habitat, the loss of river species populations and the degradation of upstream catchments areas, owing to the flooding of the reservoir area in one of the most amazing highland regions of Georgia.

“È stato dimostrato essere un’opera ad alto rischio di disastro ecologico, intensificando la devastazione di foreste e di habitat della fauna selvatica, la perdita di popolazioni di specie fluviali e il degrado dei bacini imbriferi a monte, a causa della inondazione della zona serbatoio in una delle regioni montuose più straordinarie della Georgia. La parte superiore del bacino del fiume Enguri combina foreste sub-alpine e praterie, ambienti rocciosi e tundra alpina. La zona è ben conosciuta per la sua fauna endemica. Questa include diverse specie forestali di uccelli, una comunità di grandi rapaci (aquila reale, grifone e gipeto), e uccelli endemici tra cui il fagiano del Caucaso, il tetraogallo del Caucaso e il luì piccolo caucasico. Stambecchi, camosci, orsi bruni, lupi, linci, caprioli e cinghiali sono abbastanza comuni.

L’impatto cumulativo delle centrali Khudoni, Enguri e Tobari avrà effetti negativi sulla qualità delle acque, sulle esondazioni naturali e sulla composizione della fauna fluviale”.

Impatto sulla popolazione locale ed il patrimonio culturale


Se questo non fosse ancora abbastanza, il progetto “richiede il reinsediamento di un certo numero di villaggi unici (tra cui Khaishi).

Il sito di Khudoni si trova a Zemo Svaneti (Alta Svanezia), una zona di bellezza unica.

Preservata dal suo lungo isolamento, la regione caucasica dell’Alta Svanezia è un eccezionale esempio di paesaggio montano, constellato da decine di villaggi medievali e case-torri. Il villaggio di Khaishi comprende ancora più di 200 delle proprie rinomate ed inusuali costruzioni, utilizzate nella storia sia come abitazioni, che come postazioni di difesa contro gli invasori che hanno afflitto la regione in epoca medievale e precedenti.

il nostro video reportage da Kaishi e l’intervista con Green Alternative

Ricollocazione delle persone e proprietà della terra

La regione Zemo Svaneti è entrata a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1996.

ll processo di reinsediamento è legato ad un altro problema, la controversia sulla proprietà della terra.  Secondo la burocrazia georgiana la maggior parte di queste terre non appartengono ufficialmente a nessuno, il governo ne ha quindi disposto il trasferimento agli investitori per la cifra simbolica di 1 USD.

Secondo la rivista Tabula.ge il numero di villaggi da inondare sarebbe 14, patrie di 769 persone, 524 ettari di terreno, mentre in uno studio preliminare banca mondiale le persone da “ricollocare” sarebbero più di 1600.

Si tratta di più di 1500 ettari di terreno, tra cui terreni agricoli, boschi, strade, infrastrutture, eccetera. Secondo Tabula “Dopo aver raggiunto un accordo con il governo della Georgia, Trans Electrica ha deciso di restituire queste terre alla popolazione, aiuterà la gente del posto a registrarle, a spese della società stessa, e solo allora inizierà con l’acquisizione dei terreni. A tal fine, la società ha assunto una società canadese, RePlan”.

Ad oggi, a questi proclami, non sono seguiti fatti concreti.

 

Popolo Svan

Ma chi sono queste 769 o 1600 persone?

Svaneti o Svanetia (Suania in fonti antiche) è una provincia storica della Georgia, situata nella parte nord-occidentale del paese. La regione è abitata dagli Svani, un sottogruppo etnico dei georgiani. Gli Svani chiamano se stessi Mushüan.

Gli Svani sono solitamente identificati con i Sanni citati dal geografo greco Strabone. Testimonianze archeologiche, toponomastica e linguistica indicano che gli antenati del popolo georgiano hanno abitato la parte centro-occidentale della regione del Caucaso meridionale per almeno 5000 anni, probabilmente molti di più.

Nel terzo millennio a.C., un gruppo di Kartveli migrò al nord-ovest, raggiungendo la costa orientale del Mar Nero. Toponimi ritenuti di origine Svaneta si trovano in questa zona. Più tardi, questi antenati degli Svani si trasferirono nelle zone montane, in quella che ora è la Svanezia.

Asce ed altri manufatti risalenti ai primi anni del Età del Bronzo sono stati ritrovati in Svanezia, così come i resti delle fonderie per la produzione del bronzo e del ferro. Ciò dimostra come la popolazione locale sia stata impegnata nella lavorazione dei metalli nel 2° e 1° millennio a.C.

un altro dei nostri episodi sulla Svanezia

La potenza militare del popolo Svan

Strabone (fine del 1° secolo aC) descrive gli Svani come un feroce popolo guerriero di montagna, governati da un re e da un consiglio di 300 anziani, ed in grado di mettere in campo un esercito di 200.000 uomini (Questa cifra potrebbe rappresentare una esagerazione, o forse Strabone incluse gli altri Kartveli sotto la denominazione “Svan”).

A partire dalla metà del 13° secolo, ondate su ondate di mongoli, persiani e turchi devastarono le parti pianeggianti della Georgia.

A causa della sua posizione remota gran parte della Svanezia non fu mai invasa. Per questo motivo, molte delle più belle opere d’arte georgiana – icone, manoscritti miniati e oggetti d’oro e d’argento – sono stati conservati nelle chiese Svanete durante questo periodo. Gli abitanti dei villaggi Svani protessero gelosamente questi tesori (il furto di un’icona era punibile con la morte, di solito per lapidazione, anche in tempi recenti).

Un numero considerevole di oggetti d’arte di origine straniera (persiana , siriana , italiana, tedesca) hanno anch’essi trovato la loro strada per la Svanezia, a testimonianza degli ampi contatti culturali e commerciali della Georgia medievale.

Religione del popolo Svan


Gli Svani hanno anche una propria religione, basata su un sistema indigeno, simile per molti aspetti a quelle di altre tribù del Caucaso, che è stata influenzata da un lungo e intenso contatto con il mazdeismo (presumibilmente attraverso gli osseti) e il cristianesimo ortodosso.

Le divinità principali Svan sono: Xosha ghêrbet (grande dio) ,Jg∂ræg (San Giorgio, il protettore capo dell’umanità), e Târingzel(arcangelo). Figure femminili importanti includono Barbal (Santa Barbara, una divinità della fertilità e guaritrice di malattie), Dael (dea della caccia e protettrice degli animali selvatici in alta montagna), e Lamæria (Santa Maria, protettrice delle donne). Krisde (o Matsxwær, il salvatore) presiede il mondo dei morti.

Artigianato del popolo Svan

Gli artigiani Svan erano particolarmente rinomati per la loro abilità nel produrre icone d’oro e d’argento finemente cesellate, croci e bicchieri.

Secondo l’università di Montreal è stato stimato che ben un quinto dei lavori metallurgici medievali georgiani arrivati fino a noi è di origine Svan.

C’era anche una caratteristica scuola locale di pittura di icone ed affreschi. La letteratura popolare Svan comprende una varietà di generi: epopee, poesia lirica e rituale, racconti, miti e favole.

Musica Svan

Tra le arti popolari, menzione speciale merita la musica. Una tradizione di polifonica di canto a cappella si è evoluta in Svanezia, come in altre parti della Georgia.

Una caratteristica peculiare della musica di questa provincia è il suo maggiore utilizzo di intervalli dissonanti e progressioni armoniche sorprendenti. Queste canzoni corali accompagnano certi riti religiosi e le feste. Canzoni accompagnate dal Chaeng (arpa) o dal Ch’unir (un violino a tre corde), sono altresì comuni in Svanezia.

Anatomia di un insediamento Svan


Gli insediamenti tradizionali Svan sono particolarmente ben conservati nell’Alta Svanezia, dove Khaishi è uno dei più importanti villaggi, considerato la “porta” della regione.

I qew (o comuni) comprendono un gruppo di borghi, ciascuno abitato da uno o più clan. I borghi contengono solitamente poche decine di fattorie, strette l’una all’altra, circondate da terreni agricoli.

Nel tipo di abitazione considerato il più antico, famiglia e bestiame vivono sotto lo stesso tetto in una sorta di fortezza in pietra di tre piani. Più spesso si trova annessa una torre separata di difesa (murq’wam) dove la famiglia e il bestiame si rifugiavano in tempo di attacco.

Dopo il tragico inverno del 1986-7, durante il quale diversi villaggi in Zemo Svaneti sono stati distrutti dalle valanghe, molti Svani sono stati reinsediati nella regione Marneuli a sud di Tbilisi, trovandosi si fronte alla grande sfida di mantenere le loro peculiari forme di espressione culturale lontano dalle proprie radici territoriali.

E valanghe e frane sono infatti un altro grande rischio per la Svanezia, un rischio che aumenterà con con la costruzione della diga, per effetto della creazione del bacino e della massiccia deforestazione implicata nel progetto.

Tutto questo darà alle persone energia più a buon mercato?

Cosa verrà dato in cambio alla gente?


Secondo Green Alternative:

“La diga Khudoni aumenterà la tariffa elettrica a causa dell’enorme investimento nel settore energetico, mentre le persone che vivono vicino alla Enguri HPP ancora sperimentano problemi con l’accesso all’energia. Secondo un documento della Banca Mondiale trapelato, i costi di base del progetto sarebbero di almeno 780 milioni di dollari, mentre la tariffa di produzione sarebbe di 5,85 centesimi di dollaro per ogni kw (contro i 0,7 centesimi dell’energia proveniente dall’Enguri HPP), il ritorno economico solo il 5 %.
Le alte tariffe elettriche sono già insostenibili per la maggioranza della popolazione georgiana, oltre il 50 % della popolazione vive sotto la soglia di povertà, mentre la povertà estrema colpisce il 17,4 % della popolazione (secondo i dati della Banca Mondiale). La costruzione di Khudoni aumenterebbe significativamente la tariffa elettrica a danno delle condizioni di vita della maggioranza delle persone.”

Protesta a Kaishi

Protesta contro il progetto Khudoni HPP a Caishi


Le argomentazioni portate dai sostenitori del progetto sono ben espresse da Tabula.ge:
“Trans Electrica, la società che ha in programma di costruire la Khudoni HPP dal 2011, investirà nel progetto una cifra pari a 1,2 miliardi di dollari. Dal 2011 l’azienda paga tasse sulla proprietà, da cui il bilancio di Svaneti ha ricevuto 600.000 dollari l’anno per il terzo anno consecutivo. Le imposte dovute dalla società incrementeranno significativamente con la messa in operativitò della centrale idroelettrica. Durante il funzionamento della Khudoni HPP, la società pagherà 20 milioni GEL (più di 8 milioni di €) sotto forma di tassa annuale sul profitto; la centrale darà lavoro a 350, che riceveranno un salario medio di 1,700-1,800 GEL. Per l’utilizzo della linea di trasmissione di potenza per portare l’energia elettrica verso la Turchia, la società pagherà 19 milioni di GEL. Il deficit commerciale andrà giù dell’8 per cento all’anno, mentre il prodotto interno lordo del paese aumenterà del 1,1 %.”

Secondo Green Alternative queste cifre non sono realistiche.

Ma la centrale idorelettrica di Khudoni non è l’unico grande progetto che il governo georgiano sta portando avanti nell’ambito. La costruzione di un’altro grande impianto per la produzione idroelettrica è in cantiere nella gola di Dariali, sul fiume Tergi (conosciuto anche come Terek), di quest’altro progetto ad alto impatto ambientale parleremo in un prossimo articolo.

 
-tutte le fonti sono linkate nell’articolo-

Musica Svan

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