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Il popolo Svan, la sua cultura, i suoi villaggi, ed il suo artigianato. Tutto questo potrebbe presto scomparire.

Qui raccontiamo la storia della Svanezia e del rischio di estinzione delle sue genti.

Preservata dal suo lungo isolamento, la regione caucasica dell’Alta Svanezia è un eccezionale esempio di paesaggio montano, costellato da decine di villaggi medievali e case-torri. In particolare Mestia, la capitale di questa regione montuosa in Georgia, è un vero e proprio museo a cielo aperto.

Mestia e i circostanti villaggi in Svanezia sono la casa del popolo Svan, uno dei popoli più antichi d’Europa, con una cultura ed una lingua uniche e tradizioni ancora vive.

Purtoppo, il progetto di costruzione di una gigantesca diga per la produzione di energia idroelettrica sta ponendo un vero e proprio rischio di estinzione a questo patrimonio e a queste genti. 

In questo articolo parleremo del popolo Svan, della sua storia e della sua bellezza.


Se volete sapere di più sui piani idroelettrici in Georgia leggete

Il progetto Khudoni e altre dighe in Georgia.

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Il Popolo Svan, chi sono le antiche genti del Caucaso?

Svaneti o Svanetia (Suania in fonti antiche) è una provincia storica della Georgia, situata nella parte nord-occidentale del paese. La regione è abitata dagli Svani, un sottogruppo etnico dei georgiani. Gli Svani chiamano se stessi Mushüan.

Gli Svani sono solitamente identificati con i Sanni citati dal geografo greco Strabone.

Testimonianze archeologiche, toponomastica e linguistica indicano che gli antenati del popolo georgiano hanno abitato la parte centro-occidentale della regione del Caucaso meridionale per almeno 5000 anni, probabilmente molti di più.

Nel terzo millennio a.C., un gruppo di Kartveli migrò al nord-ovest, raggiungendo la costa orientale del Mar Nero. Toponimi ritenuti di origine Svaneta si trovano in questa zona.

Più tardi, questi antenati degli Svani si trasferirono nelle zone montane, in quella che ora è la Svanezia.

Asce ed altri manufatti risalenti ai primi anni del Età del Bronzo sono stati ritrovati in Svanezia, così come i resti delle fonderie per la produzione del bronzo e del ferro.

Ciò dimostra come la popolazione locale sia stata impegnata nella lavorazione dei metalli nel 2° e 1° millennio a.C.


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La potenza militare del popolo Svan

Strabone, alla fine del 1° secolo a.C., descrive gli Svani come un feroce popolo guerriero di montagna, governati da un re e da un consiglio di 300 anziani, ed in grado di mettere in campo un esercito di 200.000 uomini.

Questa cifra potrebbe rappresentare una esagerazione, o forse Strabone incluse gli altri Kartveli sotto la denominazione “Svan”.

A partire dalla metà del XIII secolo, ondate su ondate di mongoli, persiani e turchi devastarono le parti pianeggianti della Georgia.

A causa della sua posizione remota gran parte della Svanezia non fu mai invasa. Per questo motivo, molte delle più belle opere d’arte georgiana – icone, manoscritti miniati e oggetti d’oro e d’argento – sono state conservate nelle chiese della Svanezia durante questo periodo.

Gli abitanti dei villaggi Svani protessero gelosamente questi tesori; il furto di un’icona era punibile con la morte, di solito per lapidazione, anche in tempi recenti.

Un numero considerevole di oggetti d’arte di origine straniera (persiana, siriana, italiana, tedesca) hanno anch’essi trovato la loro strada per la Svanezia, a testimonianza degli ampi contatti culturali e commerciali della Georgia medievale.

Religione del popolo Svan

Gli Svani hanno anche una propria religione, basata su un sistema indigeno, simile per molti aspetti a quelle di altre tribù del Caucaso. La religione del popolo Svan è stata influenzata da un lungo e intenso contatto con il mazdeismo, presumibilmente attraverso gli osseti, e il cristianesimo ortodosso.

Le divinità principali Svan sono:

  • Xosha ghêrbet (grande dio).
  • Jg∂ræg (San Giorgio, il protettore capo dell’umanità).
  • Târingzel(arcangelo).
  • Krisde (o Matsxwær, il salvatore) presiede il mondo dei morti.

Figure femminili importanti includono:

  • Barbal (Santa Barbara, una divinità della fertilità e guaritrice di malattie).
  • Dael (dea della caccia e protettrice degli animali selvatici in alta montagna).
  • Lamæria (Santa Maria, protettrice delle donne).

Artigianato e letteratura del popolo Svan

Gli artigiani Svan erano particolarmente rinomati per la loro abilità nel produrre icone d’oro e d’argento finemente cesellate, croci e bicchieri.

L’Università di Montreal ha stimato che ben un quinto dei lavori metallurgici medievali georgiani arrivati fino a noi è di origine Svan.

C’era anche una caratteristica scuola locale di pittura di icone ed affreschi.

La letteratura popolare Svan comprende una varietà di generi: epopee, poesia lirica e rituale, racconti, miti e favole.


Musica Svan

Tra le arti popolari, menzione speciale merita la musica. Una tradizione di polifonica di canto a cappella si è evoluta in Svanezia, come in altre parti della Georgia.

Una caratteristica peculiare della musica di questa provincia è il suo maggiore utilizzo di intervalli dissonanti e progressioni armoniche sorprendenti.

Queste canzoni corali accompagnano certi riti religiosi e le feste. Canzoni accompagnate dal Chaeng (arpa) o dal Ch’unir (un violino a tre corde), sono altresì comuni in Svanezia. Potete ascoltare qui un po’ di musica tradizionale del popolo Svan.

Anatomia di un insediamento Svan

Gli insediamenti tradizionali Svan sono particolarmente ben conservati nell’Alta Svanezia, dove Khaishi è uno dei più importanti villaggi, considerato la “porta” della regione.

I qew (o comuni) comprendono un gruppo di borghi, ciascuno abitato da uno o più clan. I borghi contengono solitamente poche decine di fattorie, strette l’una all’altra, circondate da terreni agricoli.

Nel tipo di abitazione considerato il più antico, famiglia e bestiame vivono sotto lo stesso tetto in una sorta di fortezza in pietra di tre piani. Più spesso si trova annessa una torre separata di difesa (murq’wam) dove la famiglia e il bestiame si rifugiavano in tempo di attacco.

Dopo il tragico inverno del 1986-7, durante il quale diversi villaggi in Zemo Svaneti sono stati distrutti dalle valanghe, molti Svani sono stati reinsediati nella regione Marneuli a sud di Tbilisi, trovandosi si fronte alla grande sfida di mantenere le loro peculiari forme di espressione culturale lontano dalle proprie radici territoriali.

E valanghe e frane sono infatti un altro grande rischio per la Svanezia, un rischio che aumenterà con con la costruzione della diga, per effetto della creazione del bacino e della massiccia deforestazione implicata nel progetto.

Tutto questo darà alle persone energia più a buon mercato?

 

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