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Consigli utili e itinerario per viaggiare a Bali in bicicletta e non

Bali è una destinazione adatta per le vacanze in bicicletta?

Visita Bali con un budget limitato

Bali è sicuramente uno dei luoghi più visitati al mondo, è stata anche premiata con il titolo di miglior luogo da visitare al mondo dalla comunità di TripAdvisor. La sua bellezza però non riguarda le spiagge (che sono piuttosto nella media, e persino povere rispetto ad altri posti in Indonesia), ma nella sua cultura e forme artistiche uniche e lussureggianti interni montuosi.

Risaie iconiche, migliaia di templi, cerimonie accompagnate da musica ipnotizzante e due grandi vulcani attivi fanno sicuramente di Bali una destinazione da visitare una volta nella vita.

Andare in bicicletta a Bali è molto difficile. Non è certo una destinazione per cicloturisti principianti, specialmente se si soffre il caldo.

Un viaggio in bicicletta, comunque, rimane uno dei modi migliori per vivere Bali in tutto il suo fascino, che si trova lontano dai percorsi turistici più popolari. Ci sono diversi tour operators che offrono vacanze in bicicletta a Bali, noi, naturalmente, consigliamo di farlo da soli.

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Le strade di Bali

La strada principale di Bali è un anello che costeggia il perimetro costiero di tutta l’isola. Nella sua parte meridionale, è una larga strada, spesso molto trafficata e non così piacevole da pedalare, mentre i tratti nord e ovest sono più stretti e tranquilli.

Ci sono molte strade che tagliano l’isola da nord a sud, sono tutte ripide salite, ma valgono la pena di essere pedalate. A sud di Ubud c’è la vivace capitale di Depansar, un luogo caldo e infernale per chi viaggia in bicicletta.

Più a sud si trova l’area turistica di Kuta, che consigliamo assolutamente di evitare, a meno che non abbiate voglia di fare un po’ di clubbing. Kuta è solo uno zoo turistico pieno di ubriachi, con una spiaggia indegna e tutto è troppo caro.

Le condizioni stradali sono generalmente buone, anche se il terreno montuoso rende alcuni tratti in stile montagne russe, che possono essere estenuanti. Alcune strade secondarie possono essere sterrate, ma si tratta principalmente di strade senza uscita o strade del villaggio.

Campeggio libero a Bali

Bali non è un luogo amichevole per il campeggio libero. L’isola è molto popolata e ogni angolo disponibile è coltivato, risaie, frutteti o alberi da frutto. Le uniche aree che non lo sono, sono troppo ripide per piantare una tenda.

Il campeggio libero è possibile sulle spiagge, e ci sono alcuni punti interessanti lungo i sentieri escursionistici, anche se questi percorsi non sono accessibili ad una bicicletta carica. Sembra che non ci siano leggi sul campeggio libero in Indonesia, basta esercitare le normali precauzioni e tenere pulito.


Dove dormire a Bali

Gli alloggi a Bali sono davvero ottimi. È facile trovare pensioni di base per circa 10/15 €, che di solito sono molto meglio della media in Indonesia. Se siete disposti a spendere un po’ di più, diciamo 20/25 €, potete davvero regalarvi un po’ di lusso.

Grandi camere e piscina sono comuni a Ubud, Amed e in altre importanti città. La contrattazione è possibile in aree meno turistiche e anche nelle principali al di fuori delle stagioni di punta.

Potete scegliere tra centinaia di soluzioni per dormire ad Ubud

Cibo

Il cibo a Bali è probabilmente il migliore in Indonesia, anche se al di fuori delle aree turistiche può diventare nuovamente monotono. Ci sono supermercati fantastici a Ubud e Denpasar, dove fare scorta di prodotti occidentali se vi manca il vostro formaggio preferito o volete cucinare una pasta sul fornello da campeggio.

Nelle aree più remote non è sempre facile trovare qualcosa da mangiare, quindi é importante portarsi sempre delle riserve di cibo in caso di emergenza.


Acqua

L’acqua del rubinetto a Bali non è potabile, sfortunatamente dovrai fare affidamento sull’acqua in bottiglia o riempire le bottiglie dai serbatoi dell’acqua dei ristoranti. Non ci sono distributori di acqua a gettone come in Malesia o nelle Filippine.

Per risciacquarti dal sudore, la migliore opzione sono i canali di irrigazione delle risaie, da noi chiamati “sciacquapalle”.

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il cosiddetto sciacquapalle

Clima e periodo migliore per visitare Bali per un giro in bicicletta

Bali si trova molto vicino all’equatore, quindi aspettatevi una temperatura media tutto l’anno intorno ai 30° C, con un tasso di umidità di circa l’85%. La zona centrale montana di Bali è più fresca e più piovosa delle zone costiere. Le temperature possono scendere fino a 15 gradi in certe zone più in alto vicino ai vulcani, come Kintamani.

La stagione secca è tra aprile e settembre, Bali è più affollata durante questo periodo e i cieli soleggiati sono buoni per godersi le spiagge ma non il miglior clima per i ciclisti. La stagione delle piogge va da ottobre a marzo, un minor numero di turisti in giro, ma nel pieno della stagione delle piogge un acquazzone al giorno potrebbe abbassare la temperatura.

Nel complesso, a nostro modesto parere, il momento migliore per un viaggio in bicicletta a Bali è la fine o l’inizio della stagione delle piogge, quando i cieli sono spesso nuvolosi. Pensiamo che questo sia il momento migliore per pedalare in tutto il Sud-Est asiatico, dopo la fine della stagione delle piogge.

Comunque, specialmente negli ultimi anni, le stagioni non sono più affidabili in tutto il SEA. A volte anche i locali sono sorpresi di quanto possa essere secca una stagione piovosa e di quanto possa essere piovosa una stagione secca.

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Wi-Fi e Connessione

La connessione Wi-Fi è disponibile nella maggior parte (se non in tutte) delle pensioni nelle principali città turistiche come Ubud o Amed. Nel complesso è molto raro trovare un alloggio che non fornisce wifi, anche il più semplice ne é di solito provvisto. I ristoranti più grandi hanno anche il Wi-Fi, mentre i ristoranti piccoli (warung) spesso non ce l’hanno.

Le SIM indonesiane sono facili da acquistare, possono essere trovate letteralmente ovunque e sono tra le più economiche dell’intero sud est asiatico.


Lingua

Come ogni isola dell’Indonesia, Bali ha la sua lingua locale, anzi più di una. Esistono diversi modi di comunicare tra i diversi membri del clan. La società balinese ha profonde radici feudali e in molti modi ancora oggi è “quasi feudale”, alcuni protocolli sociali dei tempi dei re sono ancora in vigore. La maggior parte dei balinesi appartiene alla casta dei Sudra (anak jaba, estranei) e parlano la lingua comune balinese tra di loro.

Il Bahasa Indonesia, lingua nazionale indonesiana, è ovviamente parlata quasi universalmente, quindi impararne poche parole vi farà apparire più simpatico. L’indonesiano è una delle lingue più facili al mondo.

L’inglese è più comune qui che in qualsiasi altra parte del Paese, ma non aspettatevi che tutti lo parlino o lo capiscano. Nei luoghi turistici, ovviamente, è molto comune, ma al di fuori di essi provate prima con frasi molto semplici e parlare lentamente.


Truffe e sicurezza

Sebbene Bali possa essere considerata abbastanza sicura, truffe e piccoli crimini come borseggi sono più comuni qui che su altre isole indonesiane. Immagino che l’assioma sia più turistico = più truffe.

Cercate di avere un’idea di un prezzo equo e di attenervi a questo, pagate un po’ di più se davvero necessario, ma solo un po’, per favore non foraggiate i truffatori pensando che comunque per voi é economico. Fate attenzione a ubriacarvi nei club di Kuta ed esercitare le precauzioni standard.

Le droghe sono molto comuni a Bali, ma tenete a mente che le leggi indonesiane contemplano la pena di morte per reati di droga o l’incarcerazione a vita.

Qui il nostro articolo sui Paesi più pericolosi in Asia



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Felici di pedalare con amici

Il nostro itinerario in bicicletta a Bali

I Godimundi, Alessandro e Stefania, sono finalmente qui. Siamo stati in contatto per due anni ma non ci siamo mai incontrati. Non potevamo vederci prima di partire, anche se Prato (dove vivevano) e Bologna (dove vivevamo) sono molto vicine, ma ci conosciamo a vicenda di persona, 20.000 chilometri dopo, sull’isola indonesiana di Bali. Sono anche loro in viaggio dal 2014, ma in tandem!

Staremo insieme per una settimana, poi loro voleranno in Nuova Zelanda e noi andremo in Malesia peninsulare. Quindi, prima di ritrovarci in due continenti diversi, decidiamo di fare un po’ di ciclismo a Bali, in direzione nord, dove dovrebbero esserci meno turisti.

Se volete qualche idea su un itinerario balinese, e anche su quale strada non fare assolutamente, di seguito la mappa del nostro percorso.


Scegliere un percorso cicloturistico a Bali

Decidiamo insieme il percorso, o meglio Daniele e Alessandro. Che sembrano avere una cosa in comune, guardare le mappe e dire “questa strada non sembra troppo ripida, dovrebbe andare bene” e puntualmente finiamo per affrontare pendenze del 20%.

Come già accennato, Bali è molto collinosa, quindi non c’è modo di evitare salite ripide se si vogliono visitare gli interni. E si devono visitare, dato che è qui che si trova la bellezza unica di Bali.

Il nostro percorso partirà da Ubud, quindi ci dirigeremo a nord verso il lago Batur e l’omonimo vulcano. Da lì raggiungeremo la costa nord di Kobu, pedaleremo fino alla punta più occidentale di Bali e torneremo a Ubud seguendo la costa meridionale.

L’intero giro si è rivelato molto bello.

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In posa ad un punto panoramico vicino ad Ubud

Pedalare a Bali – Tappa 1: da Ubud al lago Batur (37 km)

E’ la prima volta che andiamo in bicicletta abbastanza leggeri, siamo felici di lasciare molta della nostra zavorra alla guest house. Siamo leggeri come non siamo mai stati. Il piano era di partire alle 9 del mattino, ma alle 11 stiamo ancora bevendo un ottimo caffè espresso da Antonio (Mamma Mia, il miglior ristorante italiano a Bali, ne siamo diventati dipendenti dopo tanto cibo schifoso in Flores).

Per raggiungere il Lago Batur, il lago più in alto di Bali, situato all’interno della caldera dell’omonimo vulcano, oggi affronteremo 1.000 metri di dislivello. Ci sono diverse strade parallele che vanno da Ubud a Batur, tutte con gradienti molto simili. Quindi abbiamo deciso di andare per quella più piccola.

Appena fuori Ubud, la strada inizia a salire, ma forse per i venti chili in meno o la spinta del caffè, non sembra così pesante. La strada è stretta ma non c’è molto traffico e presto attraverseremo campi di riso, villaggi ed un’ infinità di templi. A pranzo, ci fermiamo a mangiare il solito riso accompagnato da varie cose, e già ci manca Antonio.

Le cerimonie balinesi e la salita

Nel pomeriggio ci imbattiamo in una cerimonia in un tempio di campagna, molte donne stanno arrivando con le classiche offerte rituali tenute in equilibrio sulla testa. Oltre a fiori, incenso e frutta, non mancano polli arrosto e teste di maiale. Ho le mestruazioni, quindi mi è vietato entrare nel tempio. Probabilmente la sera ci sarà musica e danza ma per noi è ancora troppo presto per fermarsi e proseguiamo verso il lago Batur.

La scalata comincia a farsi più impegnativa, il mio deragliatore posteriore sembra sul punto di morire presto, la mia catena è costantemente a terra e le mie mani sono perennemente unte. Nell’ultima sezione stiamo tutti spingendo le nostre bici, eccetto Daniele, che, stoico, si sente come “il Pantani del terzo millennio” (cit.).

In cima, la vista gratificante del Lago Batur e del maestoso vulcano ci liberano dalla sofferenza. Pensavamo di poter trovare un posto per campeggiare qui, ma non ci sono molte possibilità, è un po’ tardi e fa freddo. Ma soprattutto un uomo con una buffa parrucca ci intercetta e ci trascina nella sua guest-house, dice che anche lui è un ciclista e possiamo dormire lì lasciando un’offerta.

C’è l’acqua calda e la moglie ci cucina la cena. Indossiamo i calzini per la prima volta da mesi e dormiamo sotto le coperte. Se non fossimo di fretta saremmo lieti di restare qui per un paio di giorni per rinfrescarci.

Cicloturismo a Bali – Giorno 2: Intorno al lago Batur (29 km)

Andiamo al vicino villaggio, Kintamani, per sistemare il mio deragliatore e visitare il tempio Pura Ulun Danu Batur, dedicato alla dea dei laghi e dei fiumi. Per entrare nei templi balinesi è obbligatorio indossare un Sarong, un panno avvolto intorno alla vita e che arriva fino alle caviglie. È possibile noleggiarlo sul posto, ma ne abbiamo acquistati due per risparmiare denaro e poter entrare in tutti i templi, anche in quelli dove non ci sono biglietteria e servizi di noleggio.

Dopo aver pagato la tassa d’ingresso di 35.000 ID devi attraversare una stanza dove noleggiano o vendono sarong. Sottolineiamo che abbiamo già il nostro quindi non abbiamo bisogno di nulla, una signora dice che dobbiamo anche indossare una cintura in vita, un pezzo di stoffa, e Daniele deve mettere il cappello tradizionale in testa, sappiamo che non è vero.

Ci chiede un prezzo pazzesco, qualcosa come 5 USD, più di un nuovo Sarong. Dopo una lunga discussione in cui faccio notare alla signora che il tentativo di frodare le persone e fare soldi con la religione non andrà bene per il suo karma, ne usciamo noleggiando solo le cinture per pochi spicci.

Il tempio è interessante, ricostruito sul crinale della caldera nel 1926 dopo che un’eruzione del Monte Batur distrusse quello vecchio. Ci sono un gran numero di santuari e undici enormi meru coperti.

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Lake Batur

Lago Batur

C’è una strada sterrata che scende nella caldera del vulcano Batur, mountain bike tours sono possibili in questa zona, ma sembra un po’ troppo sterrato per le nostre biciclette cariche. Quindi prendiamo la strada asfaltata che scende al lago, alla nostra sinistra il vulcano Batur. Anche questa strada è un bel ottovolante con un paio di alti e bassi a più del 20%. Inoltre, ci sono delle torsioni coperte di sabbia scivolosa, e ho persino una gomma a terra.

Raggiungiamo l’ultimo villaggio, da dove partono i traghetti per vedere il cimitero di Trunyan, dove finisce la strada e non c’è altra scelta se non tornare indietro. Nel villaggio, che in effetti è chiamato Trunyan, non ci sono pensioni, chiediamo a un tizio dove possiamo dormire e lui ci mostra una stanza della sua casa, è troppo piccola per noi quattro. Oltre a questo, vuole anche un sacco di soldi e il villaggio in genere non ci trasmette una buona atmosfera.

Bali non è come il resto dell’Indonesia, anche se i locali sono generalmente amichevoli, le truffe sono più comuni. Il rapporto con la spazzatura, invece, è lo stesso ovunque, la gente la getta direttamente nel lago di fronte alle case e i bambini fanno in bagno tra bottiglie e sacchetti di plastica.

Combattimento fra galli a Bali

Andando in bicicletta sulla strada del ritorno, ci imbattiamo in un combattimento. È molto popolare in Indonesia, anche se illegale. Tranne qui a Bali. I balinesi, infatti, hanno detto al governo che per loro il combattimento di galli è un rito religioso e quindi il governo gli ha permesso di continuare a praticarlo.

È abbastanza ovvio che qui non c’è nulla di religioso, solo gente che scommette denaro. Sfortunatamente, non abbiamo scommesso perché avremmo vinto. Ai galli viene applicato un coltello sulla zampa, così quando l’avversario viene colpito viene anche tagliato. Alla fine, uno dei due galli muore, e chi sopravvive è il vincitore.


Danze tradizionali di Bali

Lottando lungo la strada che sale e scende in continuazione, siamo finalmente tornati al punto da cui eravamo partiti. Troviamo una guest house a 100.000 rupie a stanza.

Dalle nostre stanze, sentiamo musica in lontananza. Anche se è già buio e siamo abbastanza esausti, decidiamo di andare a vedere cosa sta succedendo. E non ce ne pentiamo.

C’è una cerimonia in un tempio vicino, la musica dell’orchestra di Gamelan suona forte e frenetica. Il luogo è pieno di gente del posto, viene eseguito da un numero incredibile di danze diverse, non sono ballerini professionisti ma sembra che tutti a Bali abbiano del talento artistico. I costumi sono fantastici come al solito.

Questo non é il tipo di danza di corte come Legong e Barong, ma danza popolare, anche se piuttosto complessa. Una vera cerimonia, completamente diversa da quelle “confezionate” per i turisti di Ubud.

A Bali è facile imbattersi in cerimonie, ci sono ricorrenze e feste in ogni momento.

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Non per i deboli di cuore

3 ° giorno – La strada più ripida del mondo: in bicicletta da Batur a Kubu (29 km)

Oggi dovremmo scendere e quindi siamo felici, ma non dura a lungo. Dopo aver costeggiato il lago con la vista del Lago Batur alla nostra sinistra, ci aspettano 2 chilometri di arrampicata insopportabile, dobbiamo spingere la bici in due. E poi la discesa, ancora più impraticabile.

La strada che scende da 1200 metri al livello del mare in circa 7 chilometri! Le piste sono impossibili, dobbiamo fare tutto a piedi con le bici completamente frenate, Stefania mi aiuta, e in qualche modo lo facciamo.

Ci vuole tutto il giorno. Una volta arrivati in spiaggia finalmente facciamo un bagno, felici di poter indossare un costume da bagno senza attirare l’attenzione della gente (come invece accade in alcune aree più remote dell’Indonesia).

Troviamo un buon posto per il campeggio in riva al mare, bel tramonto, brezza fresca e dormita perfetta.

Bali, viaggio in bicicletta – Giorno 4: da Kubu all’estremità orientale di Bali (35 km)

Oggi andremo in giro per il Monte Agung, la vetta più alta di Bali con i suoi 3.031 metri, è, ovviamente, un vulcano attivo. Partiamo presto e ci fermiamo in qualche spiaggia lungo la strada per un po’ di snorkeling. Un’altra piccola salita e andiamo avanti, sembra che non ci siano posti dove dormire, né pensioni né posti tenda.

Ci fermiamo in un piccolo villaggio, proprio sulla punta orientale dell’isola, per chiedere la pensione più vicina e un ragazzo ci offre ospitalità a casa sua, preparano due stanze, dormiranno nel soggiorno. Non c’è modo di fargli cambiare idea. Cucinano pesce, riso e uova sode, tutti molto speziati, pensiamo ad Antonio.

Questo villaggio sperduto è uno dei più poveri che abbiamo visto a Bali, ma sono comunque molto meglio di quelli visti sulle altre isole indonesiane che abbiamo visitato prima. Hanno acqua, TV, lavatrice ed elettricità. Lasciamo un’offerta alla famiglia, anche se cercano di rifiutare in ogni modo.

Insieme alla famiglia che ci ha ospitato

Escursione in bicicletta a Bali – 5a tappa: dal monte Agung a Ubud (74km)

Dobbiamo tornare a Ubud, i Godimundi voleranno verso la Nuova Zelanda dopodomani. Abbiamo molta stanchezza sulle gambe, non posso piegare le ginocchia dopo quei dieci chilometri di discesa pazzesca.

A pranzo, mentre mangiamo un altro Nasi Goreng (riso fritto in olio di palma) pensiamo a piani malvagi, l’idea è: Daniele e Alessandro in tandem e io e Stefania, che ha l’influenza, in autobus. Ma poi, a stomaco pieno e dopo il caffè decidiamo di continuare a pedalare. Nel peggiore dei casi, faremo l’autostop.

Facciamo la strada principale che è abbastanza trafficata e non c’è molto da vedere, oltre all’ampia spiaggia di sabbia nera vicino a Padangbai. Antonio e il “Mamma mia” sono sempre più vicini, dobbiamo farcela. Ci immaginiamo seduti a tavola con un piatto di tagliatelle al ragù di capra davanti a pedaliamo veloci. Arriviamo proprio all’ora di cena.

ll nostro video di Bali

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