Last Updated on 5 February 2026 by Cycloscope

Nell’ancestrale villaggio di Ratenggaro, incastonato nel selvaggio paesaggio dell’est di Sumba, tutto è pronto per la Pasola. La gente si raduna qui da tutta la provincia di Kodi ed oltre. Le nostre biciclette attirano lo sguardo di molti, con i volti tesi nell’attesa dell’evento sacro.
Qualcuno potrebbe morire e diventare eroe, con la propria tomba intagliata nella pietra monolitica. Qualcun altro potrebbe morire, ma nell’infamia il corpo, fatto a pezzi, per non aver rispettato le regole della Pasola. Ma cos’è una pasola? Per cercare di comprenderlo dobbiamo partire da lontano, dall’antica religione marapu.
Dove si trova e cosa offre l’Isola di Sumba

Isola di Sumba, arcipelago di Est Nusa Tenggara, 650.000 abitanti, una delle isole indonesiane più povere, si vive di agricoltura e allevamento. Più della metà della popolazione non ha accesso all’acqua potabile; la malaria e la dengue sono molto diffuse. I medici sono scarsi e quelli che ci sono costano caro.
L’isola venne colonizzata già nel XVI secolo ma, né i portoghesi prima né gli olandesi poi, la resero una vera e propria colonia. Offriva legno di sandalo e poco più, non molto remunerativo rispetto alle spezie provenienti dalle vicine isole. Questa mancanza di interesse ha favorito il mantenimento di una cultura e di una religione originali.
Sincretismi religiosi forzati, Marapu e Cristianesimo

Sei sono le religioni riconosciute dal governo indonesiano: Cristianesimo, Islam, Cattolicesimo, Buddismo, Induismo e Confucianesimo. Ma le religioni praticate in Indonesia sono decine; quella Marapu è una di queste, praticata dalla maggior parte degli abitanti di Sumba.
Non si può non appartenere a una religione in Indonesia; è obbligatorio indicare nero su bianco sulla carta d’identità la propria religione, così i Marapu sono costretti a scrivere “cristiano” o “musulmano” o, comunque, una religione che riconosca un solo e unico dio (per essere riconosciuto, l’Induismo balinese ha dovuto elevare un dio al di sopra degli altri).
Qui moltissimi hanno scelto la religione cristiana, almeno per i documenti ufficiali. Non amano il governo, musulmano, e sull’isola molte scuole e servizi sanitari sono gestiti dalla Chiesa. Spesso è richiesto di essere battezzati per poter proseguire gli studi.
In particolare, sta crescendo l’influenza della chiesa evangelica, riflessa nelle cerimonie di conversione di massa, anche se molti isolani conservano le proprie credenze, praticate in segreto.
Queste conversioni possono essere traumatiche per gli anziani, che credono che la conversione rompa il rapporto con gli antenati e la vivono in modo traumatico. Inoltre, la Chiesa è riuscita a vendere meglio la conversione, mescolandola alle tradizioni locali; ad esempio, non è raro vedere un funerale tradizionale con tanto di tomba megalitica, celebrato da un prete cattolico. Quello che importa, in fondo, sono i numeri.
Introduzione alla religione Marapu

Il Marapu crede che la vita terrena sia temporanea, e come dargli torto, e che la vita eterna sia nel mondo degli spiriti. Qui, gli eterni spiriti vivono una vita simile a quella umana.
Il Marapu insegna l’equilibrio della vita universale; questo equilibrio è simboleggiato dalla Grande Madre (In Kalada) e dal Grande Padre (Ama Kalada) che prendono la forma della luna e del sole, che insieme hanno dato alla luce gli antenati dei Sumbanesi.
Per onorare questi spiriti, il Sumbanese crea effigi, statue su altari di pietra dove vengono deposte offerte nelle forme di Sirih Pinang (un piatto contenente foglie di betel, noci e lime) e bovini sacrificiali.
L’ultima cultura megalitica

L’importanza degli antenati si esprime attraverso le tombe, vestigia di una delle ultime culture megalitiche sopravvissute sul pianeta.
In molti casi, le famiglie accendono debiti che si estendono fino alle generazioni future per poter costruire queste pietre tombali in modo tradizionale. Le cerimonie funebri e le sepolture possono essere ritardate per decenni durante i quali i corpi dei defunti vengono conservati nelle case dei vivi.
Le cerimonie funebri e la sepoltura possono essere ritardate per decenni, fino a che la famiglia non ottiene i soldi sufficienti, e nel frattempo i corpi dei defunti vengono conservati nelle case dei vivi.
L’evento vero e proprio è preceduto da mesi di negoziati tra clan e villaggi alleati, che culminano nella partecipazione di centinaia di uomini alla cerimonia di estrazione della pietra del tarik batu.
Centinaia di uomini partecipano alla cerimonia di Tarik Batu, la pietra-trazione. Mentre alcuni ora usano argani e camion per bestiame per sollevare e trasportare queste pietre, e altri le costruiscono in cemento, la pratica di trasportare a mano lastre di roccia fino a 70 tonnellate in cima a rulli di tronchi attraverso la campagna persiste in alcune parti orientali di Sumba.
Enormi lastre di pietra vengono trasportate a mano fino al luogo di sepoltura, adiacente al villaggio. L’evento vero e proprio è preceduto da mesi di trattative tra clan e villaggi alleati ,culminati con centinaia di uomini che partecipano alla pietra di Tarik Batu – cerimonia di estrazione.
L’evento vero e proprio è preceduto da mesi di negoziati tra clan e villaggi alleati, che culminano nella partecipazione di centinaia di uomini alla cerimonia di estrazione della pietra del tarik batu.
Un gran numero di bufali, mucche, maiali e, occasionalmente, cavalli vengono sacrificati.Tutti i rituali devono essere compiuti correttamente. Gli isolani credono, infatti, che sette coppie di uomini e donne siano scese dal cielo su una scala fatta di corna di bufalo arrivando nella parte centro-nord dell’isola, e quindi, anche loro, eseguendo tutti i riti di sepoltura necessari, saranno in grado di risalire quella scala e ricongiungersi con i propri cari.
La Pasola di Sumba

Questa è una pasola, non un gioco. Un rito sacro in cui il sangue deve sgorgare, fertilizzando metafisicamente la terra per una stagione senza carestia. Insieme ai funerali, la Pasola è certamente il rito più importante. Si tratta, per semplificare, di una battaglia rituale per celebrare la stagione della semina del riso, o meglio di un rito della fertilità.
Due gruppi di uomini, provenienti da clan o tribù diversi, a cavallo, si tirano addosso lance di legno acuminate. Lo scopo è spargere il sangue per fertilizzare il terreno. Nella regione Wanukaka, dove ci troviamo noi, come parte del rituale, la mattina presto i sacerdoti marapu vanno in spiaggia, sacrificano un gallo nero e ne analizzano le interiora per capire se la Pasola possa avere inizio o meno.
Poi, entrano nell’acqua, alla ricerca di vermi colorati sotto la sabbia. Se li trovano è un buon segno, in particolare se sono grandi e cicciottelli, e la Pasola può partire. In caso contrario, il raccolto sarà rovinato ed anche la Pasola.
Il nostro racconto dalla Pasola di Ratenggaro, Sumba

Il colore dominante in questa parte di Sumba è il bianco. Pedalando la costa est, tra sterrati di roccia bianca invasi da piccole cavallette e bianche spiagge immacolate, incontriamo i primi villaggi tradizionali. Le case, uma mbatangu, sono di bambù con imponenti tetti di paglia.
Non ci sono finestre, ma piccole aperture nel muro, con foglie di palma intrecciate, il che rende tutto molto più fresco rispetto alle moderne case in mattoni. Teschi di bufalo vengono spesso esposti all’esterno in ricordo dei sacrifici che la famiglia ha compiuto. Incrociamo sguardi tra uomini e donne dai denti rovinati dalle noci di betel.
Il paesaggio è stranamente arido per un’isola indonesiana, eppure la stagione delle piogge è appena finita. La vegetazione è bassa e non ci sono corsi d’acqua in questa zona.

Subito prima del villaggio c’è il campo della Pasola, uno spiazzo di terra dove c’è già qualche uomo a cavallo. I cavalli di Sumba sono molto piccoli, ma sembrano molto resistenti. C’è anche la Pasola Police, uomini che dovrebbero mantenere l’ordine se le cose sfuggissero di mano.
In attesa dell’inizio, andiamo a visitare il villaggio, duecento metri più lontano, sul mare. Vediamo per la prima volta sull’isola altri bulé (bianchi), ma non troppi. Fuori dalle case stanno preparando da mangiare: una signora sta affettando un cane da arrostire ed altri cucinano il maiale.
Si vede che questo villaggio è più abituato a ospitare turisti, ma niente sembra distrarre la gente dalla cerimonia che sta per iniziare. Solo i bambini circondano le nostre biciclette. Ci dirigiamo verso il campo di battaglia; arrivano sempre più uomini a cavallo. Il pubblico è numerosissimo, tutti con il machete in cintura.
A un certo punto inizia: tutti si dirigono al centro del campo, discutono tra loro, non sappiamo esattamente cosa succeda, poi tornano ai loro posti e iniziano. Si tirano le lance; all’inizio sembra un po’ noioso.
Il governo ha proibito l’uso di lance acuminate, ma pare che i locali, in molti casi, le continuino ad usare. Insomma, non si può nemmeno decidere come morire. Il pubblico esulta, ma non capiamo bene perché: seguire non è poi così facile.
A un certo punto iniziano a tirarsi sassi: rissa in campo. Qualcuno dice che una lancia è stata tirata alle spalle, cosa proibita. Le lance devono essere sempre tirate quando l’avversario è di fronte.
La polizia entra in campo ed inizia a sparare, prima in aria e poi a terra. Gli spari sono a pochi metri da noi; ci rifugiamo dietro un camioncino. La polizia continua a sparare; la folla, il pubblico e i cavalli si disperdono. È ora di andare anche per noi.
Tornati in città ci dicono che la Pasola finisce sempre con la polizia che spara, in quella che abbiamo visto noi non é morto nessuno quindi si può considerare pacifica. Ma non sappiamo che fine abbia fatto il tizio che ha tirato la lancia alle spalle; crediamo non sia finita bene. In un modo o nell’altro il sangue deve essere versato.

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