Last Updated on 3 February 2026 by Cycloscope

Il vino georgiano è stato recentemente riscoperto come uno dei migliori vini al mondo, ma pochi sanno che è anche il più antico.
Prima di esplorare in prima persona la regione e incontrare i vignaioli, abbiamo fatto delle ricerche sul vino e sulla Georgia.
Il vino georgiano è stato recentemente riscoperto come uno dei migliori vini al mondo, ma non molti sanno che è anche il più antico. Prima di esplorare in prima persona la regione e incontrare i vignaioli, abbiamo fatto delle ricerche sul vino e sulla Georgia.
Le origini del vino georgiano
Vino deriva dal latino vīnum. Il vino è stato prodotto per la prima volta, forse casualmente, tra 9 e 10.000 anni fa nella zona del Caucaso. Sembra infatti che il primo vino sia stato prodotto per caso, durante la fermentazione di uva dimenticata in un recipiente.
Tra le più antiche citazioni delle coltivazioni vinicole nel Caucaso c’è quella di Apollonio Rodio (295 a. C. – 215 a.C.): gli argonauti trovarono una fontana di vino nel palazzo di Aieti, nelle Colchide, e si riposarono all’ombra delle viti.
La Colchide è l’attuale Georgia occidentale, il più antico luogo di coltivazione del vino. Anche Omero, nell’Odissea, raccontava dei vini profumati e frizzanti della Colchide.
David Magradze, esperto dell’Istituto di orticultura, viticultura ed enologia di Tbilisi, ha spiegato alla rivista Osservatorio Balcani e Caucaso che:
“secondo gli studi archeobotanici, l’addomesticazione della vite iniziò nel Caucaso meridionale tra il VI ed il IV millennio a.C., nello stesso periodo in cui sarebbe iniziata in Mesopotamia. È in questa epoca che ha inizio lo sviluppo nella parte centrale della regione transcaucasica della cultura di Shulaveri-Shomu, la più antica cultura del Neolitico ad avere luogo nel Caucaso. E già a questo periodo risalgono alcuni semi di vite ritrovati in Georgia”.
In questa regione è stata scoperta la più antica cantina del mondo, risalente a circa 6.000 anni fa.
Alcune varietà di uva georgiane

Questa piccola area geografica contiene decine e decine di vitigni autoctoni la cui storia si perde nella notte dei tempi.
Dalle varietà saperavi, vanis chkhaveri, otskhanuri sapere e dzelshavi si ricava ottimo vino rosso. Il vino bianco si ottiene dalle uve rkatsiteli, tsiska, tsolikouri, krakhuna, mtsvane kakhuri e mtsvane khikhvi.
Tecniche di vinificazione tradizionali in Georgia: Kakhetiano e Imeretiano
I metodi tradizionali di produzione del vino georgiano sono due: il kakhetiano e l’imeretiano, entrambi denominati dalle rispettive regioni georgiane.
La differenza rispetto ai metodi utilizzati in Europa non sta solo nell’uso di vasi interrati in terracotta. Nel metodo kakhetiano per i vini bianchi, nei vasi di terracotta si lascia fermentare tutta la vinaccia insieme al mosto.
Il risultato del metodo khaketiano è un vino giallo, scuro, tannico, con un tasso alcolico di 13-14 gradi, mentre in Europa il tasso alcolico è intorno agli 11-12 gradi.
Vino Georgiano nei Qvevri

I Qvevri (le anfore) sono vasi particolari utilizzati per la produzione del vino. Le fasi di produzione e di consumo sono state sviluppate nel corso di più di mille anni. Molte famiglie georgiane hanno una loro tradizione particolare.
Molti possiedono luoghi precisi dietro le loro case, dove sono sepolti qvevri di diverse dimensioni. I qvevri hanno varie dimensioni e sono anfore modellate a mano da vasai specializzati.
“Anche nell’antico Egitto e in Assiria veniva usato questo tipo di anfore, ma la differenza è che solo metà era posta sottoterra. Il fatto che le anfore siano completamente sottoterra”, continua l’enologo georgiano, “permette di mantenere il vino a una temperatura costante di circa 13-14 gradi. Quindi, la vinificazione si fa senza variazioni di temperatura. La tecnologia moderna sostituisce questo metodo per così dire ‘naturale’ con vasche di acciaio sulle quali può essere regolata la temperatura”.
Il metodo imeretiano consiste nel mettere solo il 5-10% dei raspi, semi e vinaccia. Il vino, quindi, risulta un po’ colorato e acido, con un tasso alcolico di 11-12 gradi.
La particolarità di questi metodi di vinificazione, oltre al fatto che la fermentazione avviene in presenza dei raspi, è che la macerazione può durare fino a sei mesi.
I vini georgiani prodotti secondo i metodi tradizionali, quindi, sono tutti diversi in quanto racchiudono le caratteristiche del luogo dove sono prodotti.
Secondo la tradizione, alla nascita di un figlio viene colmo di vino un qvevri che verrà aperto solo il giorno del suo matrimonio.
Marani, cantine di vino tradizionale georgiano

Ognuno dei due metodi di vinificazione in uso in Georgia ha un proprio tipo di cantina (Marani in georgiano). “Nella regione di Kakheti”, dice Magradze, “la cantina di solito è fatta di pietra e vi sono conservati i qvevri.
Nella regione di Imereti, invece, il basamento è in legno e i grandi vasi di terracotta sono posti sottoterra, ma all’aperto e non in cantina.
Come l’embargo può salvare una tradizione: il bando russo dei prodotti georgiani
Le grandi cooperative vitivinicole, nate ai tempi dell’Unione Sovietica, quando la Georgia era il serbatoio vinicolo delle repubbliche russe, e sopravvissute al crollo dell’Unione, ricorrono a tecnologie moderne, privilegiando vitigni più produttivi e praticando un’agricoltura convenzionale.
Oltretutto, i grandi vasi di terracotta sono prodotti da artigiani locali seguendo pratiche che risalgono agli albori della vitivinicoltura e il loro numero si sta riducendo rapidamente, poiché non si trovano giovani disposti ad affrontare il duro apprendistato e ad accettare una remunerazione poco soddisfacente.
L’embargo all’importazione del vino georgiano in Russia, introdotto nel 2006, ha portato a profondi cambiamenti nel mercato vitivinicolo del Paese.
La maggiore attenzione alla qualità e il mantenimento di metodi tradizionali ha portato i primi riconoscimenti internazionali e alla fondazione di un presidio di Slow Food per il vino in anfora georgiano
Oggi l’Ucraina è il principale importatore di vini georgiani, seguita dal Kazakistan e dalla Bielorussia. Altri stati che acquistano vino dalla Georgia sono gli Stati Uniti, la Cina, i Paesi baltici e l’Azerbaigian.
L’embargo ha prodotto cambiamenti sia positivi sia negativi sul mercato del vino georgiano. In seguito all’embargo, i produttori hanno dovuto necessariamente migliorare la qualità dei vini per poter vendere il proprio prodotto su altri mercati.
Della stessa opinione Renato Loss, enologo trentino da tempo in Georgia, secondo il quale “prima si produceva qualsiasi tipo di vino. Dopo l’embargo i produttori georgiani, dovendosi confrontare con il mercato mondiale, hanno dovuto iniziare a pensare alla qualità”.
Il presidio di Slow e la rinascita del Vino Georgiano tradizionale

Slow Food, con il suo presidio avviato nel 2008, ha incontrato i produttori di diverse aree geografiche.
Sono state identificate due aree. La prima, Khakheti, è la più tradizionale e dispone delle migliori strutture. La seconda, Imereti, si trova più a est ed è completamente diversa.
Qui il vino è prodotto essenzialmente per il consumo familiare e le strutture sono ridotte: le anfore sono interrate sotto tettoie all’aperto.
Nel 2011, la regione di Kartli, confinante con Kakheti e famosa per i suoi vini, è entrata a far parte del Presidio. Inoltre, i produttori hanno aderito alla Kvevri Wine, associazione per la promozione e la valorizzazione del vino in anfora georgiano.
Lo scopo del Presidio è aiutare i produttori a realizzare un vino imbottigliabile e commercializzabile, dotandoli di strutture elementari di vinificazione e di stoccaggio.
Attraverso la consulenza di un enologo locale e grazie alla formazione, i produttori hanno migliorato la qualità del vino e hanno imparato a usare tecniche sostenibili.
Oggi i produttori del Presidio stanno ampliando le proprie aziende,recuperando vigneti abbandonati in precedenza. Inoltre, per aumentare la sostenibilità del progetto, è stata avviata la produzione della chacha, un distillato locale ottenuto dalle bucce di uva di varietà diverse.
Come procede la trattativa sull’embargo sul vino georgiano?

Il 4 febbraio 2013 si è tenuto a Mosca l’incontro tra il capo della Rospotrebnadzor (l’Agenzia russa per la tutela dei diritti dei consumatori), Gennadij Onishenko, e la delegazione georgiana sul ripristino delle forniture di vino e acqua georgiani destinati al mercato russo.
Tuttavia, come ha fatto notare il presidente della Rospotrebnadzor Onishenko, la Russia manterrà l’embargo sulle forniture di materiale vinicolo (mosto, vino semipronto), ponendo così la Georgia, secondo gli esperti, in una situazione di svantaggio rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale e dell’America Latina che esportano in Russia materiale vinicolo e, in tal modo, riducono notevolmente il costo della produzione.
Dove comprare vino organico georgiano
Se volete provare del buon vino organico Georgiano (senza solfiti) lo potete trovare su 8Wines.it

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