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La via della Seta in Bici
un non vedente in tandem fino a Pechino
La sfida cicloturistica di Davide, un ragazzo cieco, e due amici

Il progetto di Davide Valacchi ci ha appassionato sin da quando ne siamo venuti a conoscenza, pedalare la Via della Seta da non-vedente è una sfida ai clichè sulla disabilità. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare visibilità a questo interessantissimo progetto ospitando Davide, Michele e Samuele nella nostra sezione “Interviste”. A loro la parola.

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La Via della Seta in bici
intervista a Davide Valacchi, Samuele Spriano e Michele Giuliano

via della seta in bici

Davide al Bam

Ciao ragazzi e grazie per aver accettato questa intervista, innanzi tutto raccontateci un po’ di voi, chi siete? Cosa fate nella vita?

Davide: Io sono Davide, 27 anni. Faccio sempre fatica quando devo iniziare a parlare di me. Stavolta inizierò così: fin da piccolo le cose che mi ha sempre affascinato e interessato maggiormente sono stati i rapporti umani e i meccanismi nascosti della mente, che guidano e determinano le nostre azioni. Quindi, dopo qualche riflessione a 19 anni decisi di intraprendere gli studi in psicologia, terminati lo scorso settembre con la laurea magistrale in psicologia clinica all’università di Urbino.

Ma andiamo con ordine: sono nato ad Ascoli Piceno e anche se ho deciso di non viverci sono molto legato alla mia terra, che amo ed apprezzo soprattutto per i suoi bellissimi paesaggi di collina e montagna. E qui ci colleghiamo alla mia seconda grande passione, la natura e la vita all’aria aperta.

Attualmente, dopo quattro anni trascorsi ad Urbino, vivo a Bologna dal 2014. Posso dire di ritenermi fortunato perché ogni posto dove ho vissuto, nell’ordine Ascoli, Urbino e Bologna, mi è entrato nel cuore e lo considero un pò casa mia. Ah ecco, dimenticavo una cosa: sono non vedente!

Credo sia importante dirlo perché poi sarà fondamentale ai fini del nostro progetto. Dal momento che ve lo sarete chiesto vi rispondo prima che me lo domandiate: credo di vivere la mia disabilità molto bene, dal momento che non la considero un problema più grande di quelli che una persona media può avere nella vita.

Si certo, una disabilità ha ripercussioni invasive e profonde sulla vita, ma ogni problema vissuto male può averle, quindi la mia filosofia è sempre stata quella di decidere se un problema debba influenzare o meno la mia vita e poi agire di conseguenza… in sostanza secondo me siamo noi a decidere se essere disabili o meno.

Michele: Sono Michele un cuoco di trentasei anni, mi sono trasferito a Bologna, città dove lavoro e che mi ha dato i natali, sei anni fa dopo una parentesi di vita importante svoltasi tra Londra e la Sardegna, la mia terra di origine.

Adoro imparare qualcosa ogni giorno, sono curioso e ho interessi vari che non elencherò per non annoiare ma il principale che li riunisce tutti sono i viaggi; siano una vacanza in luoghi lontani o un trekking nel bosco, un giro in bicicletta fuori porta o un soggiorno in una città nuova in tutti i casi è garantito un arricchimento personale che comprende tantissimi aspetti interessanti per via delle scoperte fatte. Un cibo mai assaporato prima, un panorama diverso, una parlata straniera o un modo di vivere differente ti restano dentro, scaturiscono stimoli nuovi che ne sono l’essenza, il ricavato finale!

Samuele: Ciao, io sono Samuele, un ragazzo di 24 anni, amo lo sport, la natura e mettermi alla prova. Fin dai miei primi ricordi son sempre stato un bambino molto vivace, sempre in movimento e alla ricerca di quel brivido di libertà che ritrovavo in varie forme: esplorando nuovi orizzonti, allenando le mie capacità superando passo a passo i piccoli e grandi ostacoli che incontravo, trovando un amico e l’amore e arrampicandomi sulle porte.

Ho vissuto quasi tutta la vita a Gorla Maggiore, un piccolo paesino del nord Italia, ai margini della Valle Olona, lasciandolo di tanto in tanto per intraprendere viaggi. Lo sport e il movimento sono l’arte che mi ha sempre accompagnato. In particolare ho dedicato molto tempo allo studio e alla pratica di diverse discipline delle arti marziali.

I viaggi, il cammino, il sentiero, il bosco, la montagna, il fango, il sudore, lo sforzo, la felicità, l’adrenalina, il pianto, l’abbraccio, sono altri mie grandi amori. L’anno scorso ho intrapreso un viaggio per la spagna, pedalando per diversi mesi, camminando e ancora pedalando. Fu un viaggio davvero forte e ricco di emozioni e insegnamenti.

via della seta in bici

Samuele

Qual’è il vostro rapporto quotidiano con la bici?

Davide: non sono mai stato un ciclista in modo convenzionale, nel senso che non sono mai andato in bici in modo seriale o abitudinario, però la bici ha ricoperto un ruolo importante fin da quando ero bambino. Giravo in bici nelle campagne sui monti Sibillini vicino casa dei miei nonni, percorrendo le strade sterrate dove il tratto in pianura più lungo era di cento metri al massimo, e dove ad ogni curva dovevi pregare di non scivolare sul brecciolino sempre in agguato.

Poi all’età di nove anni la mia patologia agli occhi si aggravò e persi la maggior parte del mio residuo visivo, ma volli continuare ad andare in bici. La vista continuò a calare lentamente ma inesorabilmente fino all’età di quindici anni… tuttavia finché riuscì a distinguere il contrasto di colore tra la strada bianca e il verde circostante continuai a pedalare, pur rischiando la vita ad ogni secondo (ah ah ah).

Non appena mi resi conto di non poter più pedalare da solo ci rimasi molto male… mio padre se ne accorse e un giorno tornò a casa con un tandem! A dire il vero era un tandem abbastanza scarso, almeno paragonandolo a quelli a cui mi sto abituando.

Insomma, per farla breve: passai in tandem tantissimi pomeriggi durante tutta la mia adolescenza, muovendomi soprattutto con i miei coetanei nei quartieri periferici della mia città. Il tandem mi permise di vivere al massimo i particolari anni dell’adolescenza nella quale l’integrazione con i coetanei sarebbe potuta essere complicata a causa del mio problema alla vista.

Ovviamente ci misi anche molto impegno personale, tuttavia il fatto di poter avere un mezzo che mi permettesse di spostarmi velocemente raggiungendo i miei amici semplificò tutto. Inoltre per guidare un tandem è necessaria la presenza di un’altra persona, ovviamente vedente, quindi va da sé che la compagnia di qualcuno è assicurata!

Negli anni di Urbino la possibilità di andare in bici si annullò praticamente del tutto, ma tornò a Bologna, città della bici per eccellenza. Con i soldi regalati da amici e parenti per la mia prima laurea acquistai un tandem, un’Atala niente male, e anche in questo caso le due ruote facilitarono non poco la mia esplorazione e l’integrazione in questa nuova e fantastica citta… tutti volevano fare un giro con me sul tandem, e in questo modo ho stretto alcuni dei rapporti più importanti degli ultimi anni.

Michele: Uso la bici ogni giorno per andare al lavoro che dista 8 kilometri da casa, per fare la spesa o qualsiasi altro spostamento breve. Quando il tempo libero lo permette mi alleno su distanze maggiori e salite con Davide per preparare al meglio il viaggio. La bicicletta mi consente di non usare l’automobile, di non dover usufruire di mezzi pubblici e di essere più dinamico e veloce negli spostamenti urbani. Amo la libertà che mi garantisce! Non essendo uno sportivo mi aiuta a tenermi in forma.

Samuele: La bicicletta fin da piccolo è stato il mio mezzo di trasporto preferito, anche se con gli anni i rapporti sono cambiati.
Negli ultimi anni il suo utilizzo nel quotidiano è un po’ diminuito, per via della lunga distanza che avevo da percorrere per andare all’università e successivamente al lavoro.

Amo viaggiare per giorni e mesi in bici, cavalcare le salite e le discese, pedalare immerso nella natura.
Lo trovo un ottimo mezzo per meditare, svuotare la mente dai pensieri pesanti e ritrovarsi a fantasticare a mente aperta, con l’orizzonte sempre più vicino, fino quando cala il sole.

Davide Valacchi

Davide

Come ti è venuto in mente?

Davide: L’idea di fare un viaggio del genere nacque con un mio grande amico di Fano che la scorsa estate percorse le strade d’Europa e con fui quotidianamente in contatto. Fu attraverso i suoi racconti che la mia già forte propensione al viaggio ricevette lo slancio necessario verso un’idea più grande, quasi folle.

Per mesi ho organizzato il viaggio verso la Cina con Marco, ma purtroppo lo scorso marzo lui si rese conto di non sentirsela più di affrontare un’impresa simile, e decidemmo di comune accordo di accantonare l’idea, o meglio lui onestamente mi disse di non sentirsi la persona adatta per accompagnarmi. Fu allora che iniziai una frenetica ricerca tra amici, conoscenti, parenti ma soprattutto sconosciuti e appartenenti all’impensabilmente vasto mondo del cicloviaggio.

Scrissi mail, post su facebook, diffusi la voce in ogni modo e feci decine di telefonate. Dopo nemmeno un mese di ricerca però mi resi conto che le persone forse più adatte erano due miei amici, che entusiasti accettarono di intraprendere con me un’esperienza tanto affascinante e impegnativa.

Abbiamo fin da subito deciso di suddividere il viaggio in due parti, una fino a Theran e l’altra dalla capitale iraniana a Pechino. I due amici in questione sono Michele, che conosco ormai da quattro anni cioè da quando vivo a Bologna, e Samuele, che incontrai sul Gargano nell’estate del 2016. Una volta appurata la loro convinzione e l’assoluta veridicità dei loro “si voglio venire con te, ne sono sicuro” mi resi conto che erano forse le persone più adatte che conoscevo.


Come vi siete conosciuti?

Michele: Ho conosciuto Davide qualche anno fa, credo siano quattro ormai in un locale sotto casa a Bologna, l’Antica Stuzzicheria di via Mascarella, un posto unico dove artisti di vario genere si riuniscono per partorire idee geniali praticamente ogni notte.

Lì abbiamo scoperto di essere anche vicini di casa oltre che a diventare amici istantaneamente, è raro stringere legami forti in così poco tempo, paragonabili alle amicizie della infanzia.

Samuele: Incontrai Davide in puglia in una di quelle situazioni in cui sei certo che non si tratti di una coincidenza. ero in viaggio con 2 amici campeggiando qua e la per l’italia quando arrivati sul gargano cercando un camping vidi il camping Lillo. Questo è il nome con cui mi ha sempre chiamato mio padre per cui decidemmo di andar li a passare qualche giorno.

Era sera e avevo quel tipico mal di testa da stanchezza, così feci 2 passi, quando girandomi vidi una sagoma a me molto famigliare, era alessandra, una amica conosciuta l’anno precedente facendo il cammino di santiago. Con lei c’era Davide e tra noi ci fu subito sintonia.

Michele Giuliano in bici Pechino

Michele

Perchè in bici?

Davide: Partiamo dall’esperienza personale: a tutti e tre piace viaggiare e andare in bicicletta. Viaggiare in bicicletta non è ovviamente per tutti, ma permette di assaporare la vera essenza del viaggio: entrare a diretto contatto con le società e le culture che si attraversano, uscendo dai tristi circuiti del turismo di massa. Il messaggio che vogliamo trasmettere si basa sulla promozione del tandem come mezzo per favorire l’integrazione dei disabili visivi in paesi dove pregiudizi, stereotipi, scarsità di interesse e di mezzi da parte di enti e istituzioni, e condizioni sociali ed economiche particolari possono rendere la vita di non vedenti e ipo vedenti più limitata.

Ci rendiamo conto che siamo in tre e che non possiamo cambiare il mondo, infatti il nostro obiettivo è quello di agire a livello personale, autentico, spontaneo: incontreremo per forza di ose molte persone, e speriamo di poter lasciare un segno nella mente di qualcuno, un segno che magari creerà lo stimolo per darsi da fare e cambiare qualcosa nella loro vita.

Per far ciò prenderemo contatti con le associazioni che in ogni paese gravitano attorno al mondo dei non vedenti, per rendere possibile la presa di contatto con loro. L’idea è quella di effettuare delle soste di qualche giorno nelle principali città, indicativamente un paio per ogni paese che attraverseremo, per raccontare del nostro viaggio e farci conoscere. Ovviamente il nostro sarà un confronto reciproco: osservare come altre culture affrontano il problema della disabilità sarà sicuramente interessante e non escludiamo di avere piacevoli sorprese in merito!

Per chiudere questo discorso, personalmente posso riassumere i benefici che il tandem può avere sulla vita di un non vedente in tre punti fondamentali:

  • rende possibile fare uno sport all’aria aperta come il ciclismo, altrimenti impossibile da praticare;
  • favorisce l’integrazione dal momento che è indispensabile la presenza di un’altra persona vedente e che l’andare in bici fa immergere maggiormente nel territorio e apprezzare le sue caratteristiche naturali, culturali e sociali;
  • Da la possibilità di spostarsi nel territorio e per i più appassionati e temerari anche di effettuare un viaggio con una modalità secondo me particolarmente indicata per i non vedenti, che non potendo esplorare un posto nuovo con la vista, attraverso il tandem possono farlo più agevolmente con gli altri sensi ed entrando a diretto contatto con le persone;

Raccontateci il vostro progetto: itinerario, tempistiche, etc

Davide: L’itinerario che seguiremo si snoderà verso la Cina attraverso i seguenti paesi: Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaigian, Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan e Cina.

Abbiamo ancora qualche dubbio, soprattutto legato alla difficoltà nell’ottenere visti per la Cina etrando via terra, sull’eventualità di attraversare anche parti del Kazakistan e della Mongolia. Come si può facilmente notare scorrendo la lista dei paesi, attraverseremo territori e culture incredibilmente vari ed eterogenei…. il materiale per la nostra voglia di viaggiare, la nostra curiosità e le declinazioni possibili per il nostro messaggio sarà pressoché infinito!

non vedente tandem

Quali sono le vostre aspettative? Cosa cercate?

Davide: La domanda che tutti mi fanno quando parlo di questo progetto, dopo l’iniziale momento di smarrimento e sbigottimento, è sempre la stessa: perché lo fate?

Ho già risposto nelle righe precedenti: vogliamo fare una forte esperienza personale tra i paesaggi e le culture dell’Europa e dell’Asia, esperienza che comporterà anche un confronto con noi stessi, momenti di solitudine, uno stress psicofisico rilevante, e non da ultimo il dover convivere con la stessa persona, beh in realtà con due, per tutta la durata del viaggio, che crediamo sia indictivamente tra gli 8 e i 10 mesi. Allo stesso tempo ci piacerebbe far notare a quei non vedenti che per un qualsiasi motivo non se ne fossero accorti che la loro vita potrebbe essere diversa con un tandem tra le mani.

Michele: Bella domanda, la risposta va diversificata perché oltre all’impresa “sportiva” (non è uno sport ma nemmeno una gita) di per sé complicata anche per due professionisti (quindi non noi), oltre alla pretesa al limite dell’onnipotenza di “voler dare visibilità ai non vedenti” l’intento principale è quello di far comprendere a quante più persone possibili che le disabilita non sono limiti.

Di certo un disabile visivo non è più limitato di quella turista incontrata in Laos recentemente che mi chiese riferendosi (in inglese) interessantissima a Davide: ”ma perché viaggia se è cieco?” risi, risi tanto e le risposi: ”stay home m….fck..!” non c’è nulla da ridere e possiamo far qualcosa per aiutare anche chi non ha disabilita funzionali col nostro esempio.

Possiamo dire a chi ha problemi di vista che può lavorare e non essere un peso per famiglia e società ma che la cosa migliore sarebbe viaggiare e vedere realtà diverse per non fare figure magre come l’amica turista.

Samuele: non ho particolari aspettative, ho una gran voglia di solcare nuovi paesaggi, conoscere nuove culture e condividere la mia energia e voglia di apprendere con chi incontreremo.

limiti della disabilità

Davide

C’è qualcosa che vi spaventa o vi preoccupa? Quali pensate saranno i maggiori ostacoli da superare?

Davide: Sono molte le difficoltà che si nascondono dietro a un viaggio del genere e che non dobbiamo sottovalutare: tra tutte quelle che maggiormente mi preoccupano sono la difficoltà nell’ottenere i visti in alcuni paesi dell’Asia; la possibilità che si rompa il tandem in posti molto isolati; il rischio di restare senza acqua; il convivere forzatamente insieme con Michele e Samuele per tanti mesi: pur essendo molto amici e molto compatibili lo stress psicofisico può giocare burtti scherzi dopo un pò.

Infine c’è la paura più grande: il fatto che il nostro viaggio non risquota interesse nelle persone che incontreremo…. ma questo è un rischio che dobbiamo correre e in fin dei conti dipende molto anche da noi la buoan riuscita del progetto! Male che vada avremmo comunque fatto un grande viaggio, che alla fine è stato il primo motivo che ci ha spinti a voler partire.

Michele: Sono preoccupato per tutto sono spaventato da tutto.credo sia giusto e normale così. Non è un gioco e ogni marinaio ha paura del mare,nessuna vergogna solo doveroso rispetto per ciò che hai di fronte, imprevisti e insidie sono dovunque nella vita. Non esagero dicendo che si rischio la vita ogni giorno sulla pista ciclabile della mia città, ecco pensate ad un viaggio così Lungo!

Samuele: Vi saranno molti ostacoli, paure da superare e imprevisti ma sono assolutamente fiducioso delle nostre capacità di adattamento. E intanto studio come aggiustare la bici.

Qual’è il paese che più vi affascina tra quelli che prevedete di visitare? Perchè?

Davide: Personalmente non c’è un paese che più di altri mi incuriosisce ed affascina: sono un viaggiatore nel profondo, lo faccio appena posso e per me il viaggio è uno stile di vita e una ragion d’essere, quindi chiedermi quale paese tra quelli che attraverseremo stuzzica di più la mia fantasia significa farmi una domanda molto difficile.

Pensandoci bene forse tutte le nazioni dell’Asia cntrale, per intenderci, tra quelle citate quelle che finiscono con Stan, credo celino qualcosa di profondamente diverso dalla nostra società e che quindi vale la pena di essere scoperto, per non parlare della natura e dell’ambiente del tutto singolari, con le steppe, i deserti e le alte montagne nelle quali saremo immersi per parecchio tempo….

Michele: Non ne ho uno in particolare però sono ansioso di scoprire Turchia e Iran perché sono relativamente vicine all Europa ma credo molto diverse tra loro e da noi.

via della seta in bicicletta

Davide e gli amici all’Amatrice Social Trail

Cosa pensano i vostri amici e parenti del vostro progetto?

Davide: Amici e parenti sono entusiasti del nostro progetto: in tutti leggiamo ammirazione, interesse, curiosità, a volte anche l’idea che siamo un pò matti, ma prevalgono senza dubbio le reazioni positive!

Anche mia madre, che vivrà sicuramente dei mesi abbastanza ansiosi (come è normale che sia), si è subito dimostrata favorevole… forse perché mi conosce e si aspetta cose simili da me, forse perché ha notato fin da subito che ci credevo e che per me è molto importante farlo.

Come possiamo seguirvi? (link a pagine social, sito web, e tutto il resto)

Davide: Potrete sicuramente seguirci attraverso due canali principali, che in realtà saranno connessi anche se i contenuti che potrete trovarci magari non saranno gli stessi. Innanzitutto abbiamo deciso di dare al progetto il nome “I to eye”, un gioco di parole che nella lingua inglese richiama il confronto, l’inclusione e lo scoprirsi e che secondo noi descrive bene il nostro progetto.

I to eye è quindi anche il nome della pagina facebook e del sito (non ancora pronto), per la gestione dei quali saremo aiutati dai “Lele Marcojanni”, il gruppo dei ragazzi dei quali vi ho parlato in precedenza. Durante il nostro viaggio saranno pubblicate foto, video, brevi racconti e tutto ciò che possa descrivere le nostre esperienze… ma non voglio dirvi di più, preferisco lo scopriate da soli seguendoci….


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