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Mtskheta, l’antica capitale della Georgia  e a Uplistshike, il più antico sito abitato del Caucaso.

 
Carichiamo le bici sul furgone, anche quella di Nika e partiamo per Tbilissi. Vent’anni di vita in Germania non gli hanno fatto perdere l’abitudine di guidare come un perfetto georgiano. Oggi fa un caldo tremendo. So di averlo già detto ma ogni giorno sembra peggio. Arriviamo a casa di Nika, dovremmo dormire da un suo amico che ha una guest house di fronte ma non ci risponde al telefono. Casa di Nika è molto bella, nello stile delle vecchie case di Tbilissi, veranda enorme, tutto in legno. E’ piena di finestre. Andiamo all’ambasciata azera e magicamente il nostro visto è pronto! Dal 20 luglio al 19 agosto possiamo restare in Azerbaijan.
 
Torniamo da Nika, cuciniamo una pasta con le zucchine (difficilissime da trovare in Georgia) e ci trasferiamo nella guest house del suo amico (anche lui si chiama Nika). Era un garage nel cortile del palazzo di fronte da cui è stato ricavato un miniappartamento, addirittura con il caminetto. Lo usano Nika e i suoi amici per sbevazzare. Per il resto non funziona niente, nè la tv, nè il frigo, nè la cucina, ma c’è il letto e la doccia e tanto basta.
 
Passiamo qualche giorno qui, andiamo a vedere il mercato delle pulci, facciamo dare un’occhiata alle bici, andiamo al mercato (gigantesco) di fronte allo stadio a rifarci gli occhiali perduti, passiamo una serata a casa di vicini di Nika e progettiamo di comprare una barca e di girare di porto in porto a fare degustare il vino. Il progetto è molto complicato ma non posso spiegare i dettagli, è segreto.
Nika ci racconta anche che hanno dato al suo vigneto 18 volte! Non ha idea di chi e del perchè anche se ha dei sospetti.
Poi, dopo una serie di imprevisti poi risolti (Go pro lasciata ad Anaga, gps che non funziona più) domani dovremmo riuscire a lasciare la città e faremo un giro a Mtskheta, l’antica capitale della Georgia  e a Uplistshike, il più antico sito abitato del Caucaso.

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17 luglio 2014
un viaggio nel patrimonio culturale della Georgia
 
Si parte, i soliti 40°.
La strada per uscire da Tbilissi somiglia un po’ a tutte le superstrade che lasciano le grandi città, lunga, trafficata, niente da vedere. Ma, almeno, piatta. Arriviamo a Mtskheta, cittadina molto carina tra il fiume Kura ed un altro fiume di cui non ricordo il nome! E’ abbastanza turistica, essendo anche meta di pellegrinaggio, qui c’è uno dei più importanti monasteri della Georgia. Vicino alla città c’è un grande parco lungo il fiume, ne approfittiamo per darci una sciacquata e ripartiamo in direzione Gori.
 
Vogliamo fermarci a dormire vicino al monastero di Schio-Mgvmene, ad una decina di chilometri da Mchketa. Il monastero è in cima ad una montagna e lo raggiungeremo domani mattina a piedi. Dopo un po’ di chilometri prendiamo una strada sterrata lungo il fiume Kura e ci fermiamo a dormire, dopo il consueto risciacquo nel fiume.

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Poco dopo l’alba la tenda è già diventata un forno. Lasciamo tutto qui e ci incamminiamo a piedi.
Naturalmente, lungo il sentiero non c’è un filo d’ombra. Non sappiamo quanti gradi ci siano ma ne percepiamo parecchi. Daniele mi cazzia perchè c’è rimango sempre indietro a fotografare lumache arrampicate su piante spinose. Arriviamo finalmente al monastero.
 
Dovrebbe essere un posto turistico ma non c’è nemmeno un bar e noi abbiamo una certa fame. Appena entrati nel cortile esce un prete che mi fa capire che sono vestita in maniera offensiva per dio, a quanto pare dio non ama i ciclisti, come i cani. Anche se in teoria mi ha creato lui quindi in teoria dovrebbe sapere come sono fatta). In ogni caso non sono ancora entrata in chiesa, sono nel cortile, secondo lui dovrei andare in bici con gonna lunga e fazzoletto in testa?
 
Aspetto che Daniele salga i gradini che portano alla chiesa e mi allunghi qualcosa da mettermi addosso. Facciamo un giro, ci sono tre chiese, due qui e una ancora più in cima alla montagna. Poi c’è la tomba dell’eremita Schio. Il complesso è molto bello ma io ho fame e continuo a pensare solo al cibo. Per fortuna ci danno passaggio per una parte del sentiero del ritorno. Iniziamo ad impacchettare tutte le nostre cose. Il termometro della bicicletta segna 54°! Che dire?
 
Non soffia un filo di vento, anche se non credo cambierebbe molto.
Riprendiamo la strada asfaltata e per fortuna troviamo subito un market dove compriamo pane e formaggio. Ci sediamo fuori a mangiare e poco dopo arriva un ciclista cinese (si intuisce dalla gigantesca bandiera cinese che porta attaccata alla bici). Sta andando da Copenaghen a Pechino e mentre aspetta il visto per l’Armenia si fa un giretto a Gori, città natale di Stalin.
Facciamo una decina di chilometri poi la salita e il caldo mi stendono. Grazie alla leggera arietta i gradi in bici sono “scesi” a 48.

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Dopo un bel pezzo a piedi (sperando inutilmente che qualche furgone si fermi a caricarmi, o meglio a raccogliermi) raggiungo Daniele che ormai pensava mi avessero rapita. Per fortuna è vicino ad una fontanella dove ci facciamo letteralmente la doccia. Quando ripartiamo con gioia scopriamo che la salita è finita. Ci fermiamo a comprare qualcosa da cucinare per cena ed un tizio con cui non abbiamo scambiato neanche un saluto ci regala una bottiglia da 2.5 l. di birra! Proprio quello che mi mancava sulla bici, la sentivo troppo leggera! Finalmente ritroviamo il nostro amato fiume Kura e ci fermiamo a dormire.

Caldo, caldo, caldissimo.
La strada è inaspettatamente bella, con un paesaggio semi-desertico fatto di basse montagne di colore rosso acceso. La via principale fa una ampia curva a sud, ma il GPS ci segnala uno sterrato che ci potrebbe far risparmiare una decina di chilometri. Ancora una volta, non paghi delle dure lezioni inflitteci dalle pietraie rumene e dai boshi bulgari, ci avventuriamo. Stavolta però, ci fa proprio bene! Il sentiero è ben tenuto e pianeggiante, molto rilassante, a parte l’attraversamento finale del fiume, su un ponte seriamente pericolante.


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Verso le 15 riusciamo ad arrivare alla città trogloditica di Upslistshike.
Visitiamo il sito, questo qui. Pare essere l’insediamento umano più antico del Caucaso. Immaginare la vita qui, in tempi precristiani, è un mistico viaggio nel tempo.

Diciamo che si erano scelti un bel posticino, un po’ in alto, venticello, bel panorama, al di sotto il fiume.
Nel paese non c’è niente, solo il fiume che lo attraversa. Ci sono diversi bambini/ragazzi che si fanno il bagno e vicino al museo c’è un ponte dal quale si fanno i tuffi.

E’ strano, dovrebbe essere un posto turistico ma non è nemmeno segnalato, anche se di turisti ce ne sono. Non c’è nemmeno un ristorante, quindi niente possibilità di mangiare un khachapuri. Andiamo alla ricerca di un market ma non troviamo neanche quello. Così continuiamo a pedalare in direzione di Gori ed incontriamo un minimarket dove riusciamo a comprare qualcosa per cena. Andiamo a piazzare la tenda lungo la strada, c’è una discesa che porta ad un bel prato e poi ad un boschetto. Ora ci cuciniamo una pasta e andiamo a dormire.


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Questa notte Daniele è stato male, problemi intestinali e vomitosi. Cause sconosciute, sospetto della “mortadella” comprata al market, l’unica cosa che io non ho mangiato. Ma può essere stata anche l’acqua. In ogni caso c’entra di sicuro la sfiga.
Così, questa mattina l’idea è di raggiungere Gori e di cercare un treno per tornare a Tbilissi. Daniele riesce a fare i 10 km che ci separano dalla città di Stalin.
 
In stazione ci dicono che l’unico treno che carica anche le biciclette partirà questa sera alle sette. Andiamo alla stazione dei bus e in un attimo troviamo un taxista che ci porta a Tbilissi (bici sul tetto) per poco, qualcosa come 15 euro. Considerato che sono 90 chilometri… Il taxista fa la strada che avremmo dovuto fare in bici, l’autostrada. Notiamo che non ci sarebbe stato un filo d’ombra per tutto il tempo. Arrivati a Tbilissi torniamo nella casa dell’amico di Nika e dormiamo.
Verso le 20 ci svegliamo, andiamo a mangiare alla casa del Khinkali (ravioli) e ce ne torniamo a letto.

 

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