Last Updated on 5 February 2026 by Cycloscope

Esplora St Lucia, la porta d’accesso all’iSimangaliso Wetland Park in Sudafrica. Scopri coccodrilli, ippopotami e vivi un emozionante safari all’Imfolozi National Park
Siamo arrivati al piccolo paese di St Lucia alla fine del nostro viaggio in bicicletta in Sudafrica, prima di dirigerci verso lo Swaziland (ora Eswatini) e il Mozambico. Questo paese si è sviluppato soprattutto attorno al Greater St Lucia Wetlands Park, ora chiamato iSimangaliso Wetland Park, che ospita 1200 coccodrilli del Nilo e 800 ippopotami, oltre a un’enorme varietà di uccelli e piante.
Inoltre, non lontano da St Lucia, si trova l’Imfolozi National Park, la più antica Nature Reserve d’Africa. Si trova a circa un’ora in macchina da St Lucia e ci sono diverse possibilità di safari organizzati che partono proprio da qui.
Noi siamo stati 3 giorni a St Lucia, abbiamo fatto una gita in barca per vedere coccodrilli e, soprattutto, ippopotami, e un safari di un’intera giornata all’Imfolozi National Park, dove abbiamo visto elefanti, giraffe, bufali, rinoceronti, antilopi e anche un leone in lontananza.
Nonostante fossimo abbastanza restii a fare safari turistici in Africa questo ci è piaciuto molto, il Parco Nazionale è collinare, è molto grande anche se, certo, l’area è recintata e questo crea diverse problemi nella gestione di animali che farebbero in natura grandi migrazioni, come ad esempio gli elefanti. Inoltre, a differenza di altri parchi, non ci è sembrato che ci fossero troppi visitatori e abbiamo avuto l’impressione di non disturbare troppo gli animali.
iSimangaliso Wetland Park

L’area protetta di iSimangaliso è la terza area protetta più grande del Sudafrica; si estende per 280 chilometri di costa fino al Mozambico, per una superficie totale di 3.280 chilometri quadrati, pari a quella della Valle d’Aosta.
Un po’ di storia di Santa Lucia
Fino al 1895, la baia era stata la dimora del popolo tsonga, che viveva qui da oltre un millennio. Quando arrivarono gli inglesi, queste persone vennero cacciate. Nel 1895, infatti, l’area venne trasformata in una riserva naturale e creata la località e città turistiche di Santa Lucia.
A causa della colonizzazione, la parte meridionale del parco è stata ceduta alla nazione zulu, mentre la parte settentrionale è stata ceduta al popolo tsonga. Prima della colonizzazione, i Tsonga controllavano l’intera baia di St Lucia.
Nonostante la colonizzazione e l’annessione della terra, i Tsonga vivono ancora nella parte settentrionale del parco, nella baia di Kosi. Il Tembe Elephant Park, gestito dal capo Israel Tembe, è una storia vivente che testimonia la ricca storia dei Tsonga, di questo parco e delle zone umide.
Il capo Israel Tembe è il custode di questa antica terra di Tsonga che fu portata via durante la colonizzazione. Il regno di Tembe, uno dei regni più potenti dell’Africa meridionale prima della colonizzazione, fu una classe dominante per oltre otto secoli.
Molta parte del parco, racconta la nostra guida durante la gita in barca nell’estuario, venne convertita in terreno coltivabile, ma per via delle condizioni dei terreni e dell’acqua salmastra non cresceva nulla, e questi tentativi hanno solo portato alla distruzione dell’ambiente naturale di centinaia di specie animali e piante.
Il primo sito UNESCO del Sudafrica

Il parco di Santa Lucia è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per via della sua ricca biodiversità e per la grande varietà di ecosistemi diversi, che vanno dalla barriera corallina e dalle spiagge sabbiose alle foreste subtropicali, dalle dune alle savane e alle zone umide.
Gli animali presenti nel parco comprendono, oltre ad ippopotami e coccodrilli, elefanti, leopardi africani, rinoceronti bianchi, neri e meridionali, bufali, e nell’oceano, balene, delfini e tartarughe marine.
Attività nel Parco di Santa Lucia, Sudafrica

L’immensità di questo parco offre numerose e variegate attività; per farle tutte dovreste rimanere almeno una settimana. Il nostro visto era in scadenza e abbiamo potuto farne solo un paio; ve ne parleremo qui sotto. Intanto, questo è l’elenco delle principali e più interessanti attività che si possono svolgere all’interno del Parco di Santa Lucia:
- Bird Watching
- Estuary Boat Cruise
- Deep Sea Fishing
- Safari
- Camminate con guida
- Passeggiate a cavallo
- Kayaking
- Immersioni e snorkeling
- Vedere le tartarughe che depongono le uova sulla spiaggia
- Guardare le balene
Queste ultime due attività, naturalmente, non si possono fare tutto l’anno. È possibile osservare le tartarughe all’inizio di novembre. Questo è l’unico luogo in Africa dove le tartarughe Loggerhead e Leatherback depongono le uova. Contattate uno degli operatori che organizza i tour se volete sapere con precisione il periodo.
Lo stesso discorso vale per le balene, che passano davanti alla costa di Santa Lucia nel corso della loro migrazione invernale verso luoghi più caldi, in particolare il Mozambico e Madagascar. L’inverno in Sudafrica va da maggio ad ottobre.
Estuary Boat Cruise: gli ippopotami di Santa Lucia
Noi abbiamo prenotato la visita presso l’ostello dove alloggiavamo, che tra l’altro consigliamo, è la più economica soluzione, ha camere private, tende già pronte, due piscine e una grande cucina comune, si chiama Monzi Safaris Backpackers.
Ad ogni modo, è anche possibile andare direttamente al porto e acquistare il biglietto; tenete presente che durante le festività o nei periodi di vacanza potreste non trovare posto per la stessa giornata. Il costo del biglietto è di circa 200 rand a testa; dipende dalla soluzione scelta.
Ci sono barche più grandi che contengono fino a 80 persone e, a quanto abbiamo visto, sono sempre al completo, oppure altre più piccole, con una capienza massima di 15 persone.
Noi abbiamo scelto questa seconda opzione, molto più intima, sia per noi sia per gli ippopotami. La guida non doveva urlare al microfono; noi non dovevamo spingerci per scattare le foto e, durante il tragitto, ci hanno offerto caffè e frutta.
Il giro nel lago di Santa Lucia dura circa 2 ore. Si tratta di un lago molto basso; la massima profondità è di un metro e mezzo e, oltre agli ippopotami e ai coccodrilli, all’alba si possono vedere le pinne degli squali che vivono nella parte più larga del lago.
I coccodrilli sono più facili da vedere in inverno, quando se ne stanno sulla riva a prendere il sole, mentre d’estate cacciano e sono invisibili nelle acque torbide del lago. Gli ippopotami, invece, passano tutta la giornata immersi nell’acqua, uscendo per mangiare solo di notte (anche se ne potete incontrare qualcuno in pieno giorno in paese, eventualità comunque rara, ma è successo).
Gli ippopotami sono tra gli animali più pericolosi in Africa, secondi solo alle zanzare, e sono responsabili di 500 morti all’anno. Di notte, infatti, quando escono dall’acqua sono aggressivi e spesso attaccano senza apparente motivo, nonostante sembrino impacciati possono raggiungere i 50 chilometri orari e i loro denti enormi non lasciano alcuna possibilità di sopravvivenza quindi non aggiratevi di notte a piedi da queste parti.
Nella barchetta che vi accompagnerà, invece, sarete al sicuro anche se a noi è parso talvolta di essere troppo vicini agli ippopotami, non tanto per ragioni di sicurezza quanto per la noia che questi animali si ritrovano spesso a dover affrontare quando si trova una barca parcheggiata a un paio di metri.
L’esperienza, però, è stata molto bella. Da vicino sono ancora più grandi di quanto ci si immagina. Abbiamo anche visto una mamma che insegnava a nuotare ad un cucciolo di pochi mesi. Ogni 800 metri incontrerete un gruppo di ippopotami, con il maschio dominante e il suo harem. Incontrare gli ippopotami è una certezza, almeno finché non si stancheranno dei turisti.
Imfolozi National Park, il parco più vecchio in Africa

Sempre tramite il Monzi Safaris Backpackers, abbiamo prenotato il safari di un giorno all’iMfolozi National Park, il più antico parco nazionale in Africa, istituito nel 1895. È l’unico Parco Nazionale pubblico in Kwa Zulu ad ospitare i Big Five e, grazie ai suoi sforzi, ha, ad oggi, la più grande popolazione al mondo di rinoceronti bianchi, nonostante il bracconaggio sia un problema quotidiano.
È possibile fare il safari in self-drive con la vostra macchina, ma, come sapete, viaggiamo in bicicletta: mezzo assolutamente vietato nei parchi naturali, per ovvie ragioni. Ad ogni modo, è più facile avvistare gli animali non essendo impegnati a guidare e avendo più occhi a disposizione. Inoltre, vi verrà fornito un sacco di informazioni su ciò che state osservando.
Se vi avvarrete di un tour organizzato, vi verranno a prendere alle 5 del mattino in albergo e dopo un’oretta, alle prime luci dell’alba, arriverete al cancello del parco nazionale. Di solito è incluso il pranzo (una grigliata) con vino e birra, in perfetto stile sudafricano.
Il giro dura parecchie ore, fino alle 2 o alle 3 del pomeriggio, ma si può anche scegliere la mezza giornata, che è solo di qualche ora più breve e non comprende il pranzo. Noi abbiamo scelto la giornata intera perché la differenza di costo tra l’una e l’altra opzione non era molta: 1200 rand per la giornata intera.
A parte una piccola pausa per la colazione, starete sempre in macchina fino al pranzo, intorno alle 11.30. La macchina è aperta sui lati e ci hanno fornito delle coperte perché la mattina presto può essere freddo; portatevi comunque qualcosa di lungo da indossare. Il percorso che abbiamo fatto noi era di 120 chilometri.
Problemi e possibili soluzioni per la conservazione degli animali selvaggi in Africa

Forse voi lo sapevate già, ma noi lo abbiamo scoperto solo qui: il termine Big Five definisce i 5 animali più difficili da cacciare e non, in effetti, i 5 grandi animali africani. I Big Five sono il leone, il bufalo, il rinoceronte, l’elefante e il ghepardo.
Il leone, essendo un animale notturno, è un po’ difficile da incontrare di giorno; ne abbiamo visto uno da molto lontano. Non abbiamo visto, invece, il leopardo che, a quanto ci ha spiegato la nostra guida, viene ucciso dal leone in quanto concorrente nella caccia. In natura i leopardi non vivono nel territorio del leone, ma qui sono costretti a convivere e, a quanto pare, i leoni hanno la meglio.
Anche se non è certo uno zoo, ma un parco di ben 960 chilometri quadrati, e a noi può apparire immenso, non è lo stesso per gli animali che vivevano in spazi ben più estesi. Lungo il percorso abbiamo visto molti alberi distrutti e ci hanno spiegato che gli elefanti lo fanno come “prova di forza”.
Quello che accadeva prima dei recinti, però, era che gli alberi avevano il tempo di rigenerarsi; gli elefanti migravano fino al fiume Zambesi, al confine tra Zambia e Zimbabwe, ed essendo questo non attraversabile, tornavano indietro, attraversando il Mozambico e di nuovo in Sudafrica: questo percorso richiedeva 3 anni e, nel frattempo, gli alberi, presi a capocciate dagli elefanti, ricrescevano. Ora, grazie ai recinti, questo viaggio richiede solo 3 mesi e la vegetazione non riesce a rimarginare le sue ferite.
Un altro problema che il parco deve affrontare sono gli abbracconieri. Gli abitanti del luogo vivono con pochi euro al giorno e, quando qualcuno bussa alla porta offrendo 30.000 dollari a chi riesce a portare un corno di rinoceronte, non è facile dire di no. A questo si aggiungono spesso politici corrotti con interessi economici nel traffico di avorio, corni e quant’altro.
La nostra guida suggeriva il taglio preventivo del corno, soluzione adottata dal vicino Zimbabwe, che ha deciso di anestetizzare e tagliare il corno a 700 rinoceronti per combattere il bracconaggio.
In questo modo, il rinoceronte si ritrova senza corno, ma vivo. L’idea sarebbe quella di renderlo un commercio legale, almeno finché ci sarà domanda da parte della Cina e del Vietnam, che attribuiscono al corno di rinoceronte proprietà miracolose.
Proprietà che, ovviamente, non esistono visto che il corno è fatto di cheratina, come le nostre unghie. Proprio per questo la soluzione dello Zimbabwe sembra quella giusta, la domanda non sta affatto diminuendo, e il corno, come le nostre unghie, ricresce.
Diversi paesi africani chiedono anche la legalizzazione del commercio dell’avorio; a quanto pare, gli elefanti sono in sovrannumero rispetto allo spazio che gli è stato concesso dall’uomo. Va da sé che gli unici mammiferi che siano effettivamente in sovrannumero siamo noi.
Oltre ai grandi animali iconici, ce ne sono altri che rischiano l’estinzione e di cui non si parla molto, anzi, per niente, perché, appunto, non sono iconici. Uno che ci ha particolarmente colpito è l’avvoltoio, spesso e volentieri avvelenato dai bracconieri.
Uccidendo questi uccelli, infatti, non è più possibile per le autorità del parco individuare gli animali uccisi dai bracconieri (prima rintracciabili dal tipico volo circolare dell’avvoltoio, visibile anche da molto lontano).
Spesso l’avvelenamento avviene vicino al recinto, buttano all’interno un animale morto e ne avvelenano la carne, oltre agli avvoltoi muoiono anche leoni, leoparti, iene e altri animali che si vanno a cibare della carcassa. L’avvoltoio ha un compito fondamentale di pulizia ed eliminazione di batteri che potrebbero causare epidemie. Si va dal 50% di avvoltoi morti al 98% in alcuni paesi.


