Last Updated on 4 February 2026 by Cycloscope

Il Cap Go Meh (o Chap Go Meh) è la tradizionale festa cinese delle lanterne che si celebra in Indonesia. Nel Borneo, prende una forma molto particolare.
Il Cap Go Meh (o Chap Go Mei, o Chap Go Meh) è la tradizionale festa cinese delle lanterne che si celebra in Indonesia. Viene celebrata ogni anno da tutte le comunità cinesi in giro per il mondo, ma qui, a Singkawang, in Ovest Kalimantan, Borneo, Indonesia,prende una forma molto particolare.
Una volta l’anno Singkawang diventa il centro dell’Universo. Tutti gli Spiriti, gli Dei ed i Demoni del Taoismo (e non solo costoro) si riuniscono qui, per stendere la propria benedizione su questo luogo speciale.
I Tatung sono gli Sciamani, i viecoli attraverso i quali gli spiriti si manifestano, possedendoli e guidandoli in altri stati di coscienza, grazie ai quali è possibile praticare le più estreme mortificazioni corporali senza versare una goccia di sangue e senza che alcuna cicatrice resti sui loro volti o corpi.
Ma questo evento è anche un simbolo della fratellanza che adesso lega i cinesi Hakka e le tribù Dayak, dopo decenni di guerre civili ed assassinii. Gli spiriti del Kaharingan, la religione ancestrale del Borneo, invadono le strade insieme ai colleghi taoisti, unendo di fatto due universi metafisici.
Giorno 1 – preghiera o rivolta?
Singkawang, Kalimantan, Borneo, Indonesia.
Si avvicina il quindicesimo giorno del Capodanno cinese, che chiude i festeggiamenti per il nuovo anno. E qui, in questa cittadina a maggioranza cinese taoista, è ancora viva un’antica tradizione. Le strade della città devono essere ripulite per essere pronte ad accogliere il nuovo anno, il quattordicesimo giorno del capodanno cinese. I credenti vanno a pregare in tutti i templi della città e dei dintorni.
I cinesi si insediarono qui più di trecento anni fa, come minatori e commercianti; sono ormai cittadini indonesiani da generazioni. Singkawang è soprannominata la “città dei mille templi” ed ha davvero mille templi, grandi, piccoli e microscopici.
Il quindicesimo giorno, i Tatung, come vengono chiamati in indonesiano, vengono posseduti dagli spiriti e, in stato di trance, si siedono su lame affilatissime e si trafiggono il volto con attrezzi di vario genere.

È la mattina del 21 febbraio; oggi dovrebbe iniziare il Cap Go Meh (正月半 Jang Ngiet Ban in Hakka), che dovrebbe essere solo una giornata di preghiera e non dovrebbero esserci performance.
Ma già alle 6 del mattino al tempio principale della città, arriva un furgoncino dal quale scendono padre e figlio e i musicisti che suonano sempre lo stesso ritmo con gong e tamburi, per mantenere lo stato di trance dei Tatung.
Una sedia di lame affilatissime viene posizionata di fronte all’ingresso del tempio. Il padre entra danzando e va a pregare all’altare, sempre danzando. Poi esce e salta sulle spade. Stessa cosa fa il figlio: sembra ancora inesperto ed evidentemente sofferente.
Arrivano poi altri due furgoncini, uno trasporta i musicisti e uno il templietto portatile della dea principale del taoismo, Xi Wangmu, la regina madre dell’Ovest. La stanno portando in processione in tutti gli altri templi.
Ci invitano a salire sul furgoncino con loro, ci regalano dei cappellini rossi e partiamo. Siamo gli unici stranieri a questo evento. Questa è la cerimonia di purificazione delle strade. Chiediamo quando e dove sarà la cerimonia di possessione, dicono domani, ma non sanno di preciso.
La protesta

Ci accorgiamo subito che c’è un gran movimento in giro. Non sembra che si tratti di preghiere private, come ci avevano spiegato. Sembra tutto molto organizzato. Dopo un paio d’ore di visite ai templi arriviamo in un santuario di campagna pieno di Tatung. C’è un ragazzo con 4 o 5 piercing in faccia. Siamo inconsapevolmente nel mezzo di una protesta.
Il governo indonesiano, infatti, vuole trasformare questa tradizione in una carnevalata per turisti. In città stanno montando gli spalti per il pubblico pagante e la tribuna per i vip della città e per i governanti di Singkawang, che sono stranamente musulmani. Ci raccontano che lo scorso anno i tatung, già posseduti, seduti sulle spade e con i piercing in volto, hanno dovuto aspettare due ore la fine del discorso del sindaco e di vari politici.
Quando la parata ha finalmente avuto inizio, ha iniziato a piovere; il pubblico se n’è andato subito ed i Tatung non erano ormai più posseduti. Questo è particolarmente pericoloso perché, uscendo dalla possessione, i Tatung sentono il dolore e, quando i piercing vengono estratti, il sangue sgorga.
Come se non bastasse, per creare il carnevale, il governo ha deciso di pagare 1.000.000 di rupiah, 67 euro, ad ogni Tatung. Ovviamente il rischio è che per un po’ di soldi anche chi non lo ha mai fatto prima ci provi, rischiando la vita. I Tatung iniziano infatti questa pratica sin da bambini, di solito appartengono ad una stessa famiglia.

Torniamo al tempio principale, dove iniziano ad arrivare tutti i Tatung: entrano, pregano. Guardandoli da vicino, è evidente che la loro coscienza non è di questo mondo. Ci sono solo 4 o 5 poliziotti fuori, in evidente stato di sbigottimento e preoccupazione.
La cerimonia doveva essere domani e nessuno si aspettava questa dimostrazione, che, in sintesi, vuol dire: “questa è la nostra tradizione, è una cerimonia religiosa e la politica ne deve restare fuori”.
Due universi, due popoli, un festival – La fratellanza tra Dayak e cinesi Hakka

Al tempio arrivano anche i Dayak, i nativi del Borneo. Questo non sarebbe il loro festival; i loro spiriti non abitano i templi taoisti, ma il rapporto fra cinesi e Dayak è talmente forte qui che hanno deciso di celebrare insieme. I Dayak entrano a pregare nel tempio taoista in segno di rispetto e alcuni di loro sono Tatung.
Ci hanno raccontato che, ai tempi del presidente Suharto, dittatore indonesiano dal 1967 al 1998, Dayak e cinesi venivano uccisi facendo credere ai Dayak che fossero i cinesi i colpevoli di questi delitti, e ai cinesi che fossero i Dayak.
Questo scatenò una guerra fra i due gruppi e molti morirono. Quando capirono che era opera della dittatura, si promisero protezione reciproca eterna, rinnovando un’alleanza vecchia di un secolo. Pochi anni fa, l’amministrazione musulmana voleva demolire una statua di drago, molto cara ai cinesi. I Dayak arrivarono dalla foresta armati di machete. La statua è ancora al suo posto.

Passiamo un paio d’ore all’interno del tempio, vedendo sfilare gente posseduta da spiriti, ognuno accompagnato da un personale sciamano incaricato di infilare e togliere i piercing e di guidare il Tatung durante la giornata.
In effetti non vedono niente davanti a sé, ma sanno dove stanno andando. È impossibile incrociarne lo sguardo.Nella piazzetta davanti al tempio vediamo un sacco di gente; ci avviciniamo: un Dayak ha appena decapitato un cucciolo di cane e lo sta mangiando insieme a un altro Dayak.
Lo fa esattamente di fronte al blindato della polizia. Il governo ha vietato di mangiare cani, in una chiara protesta contro le continue ingerenze della maggioranza musulmana. In serata andiamo a visitare vari templi per capire se è possibile assistere al momento del piercing, ne visitiamo quattro o cinque insieme ad un amico cinese di Singkawang, ma tutti ci dicono che domani non parteciperanno alla sfilata. Boicottano.
Giorno 2 – religione o carnevale?

Abbiamo dei biglietti per la tribuna Vip che ci ha dato la famiglia che ci ospita; anche loro boicottano. Nella tribuna non ci andiamo, ma possiamo vedere meglio la cerimonia dalla strada dove si svolge la parata.
Il discorso di sindaco e governatore dura una vita, con siparietti tremendi. Uno su tutti, quello in cui cercano di suonare gong e tamburi con risultati a dir poco imbarazzanti. Poi l’inno nazionale, tutti con la mano sul cuore.

Inizia la parata: dura circa un’ora.
C’é il sole.
Sappiamo che un ragazzo è morto.
Il governo non ha voluto pagare tutti i partecipanti, sostenendo che non avevano sostenuto la performance, nonostante gli evidenti buchi sulle loro guance. E, come se non bastasse, la paga non è più di 1 milione di rupiah, ma di 900.000. 100.000 sono tasse.
Nonostante tutto ciò i Tatung sono molti, la maggior parte vengono da fuori, il boicottaggio non è stato totale, la parata è impressionante. Ma delle famiglie di tatung della città neanche l’ombra, per loro il rito è già stato compiuto; gli spiriti di Singkawang hanno eluso la trappola.


