Arslanbob: vivere nella più grande foresta di noci del mondo 5

Arslanbob: vivere nella più grande foresta di noci del mondo

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Arslanbob foresta di noci
Raccolta delle noci ad Arslanbob, i rami degli alberi vengono percossi dagli uomini, mentre donne e bambini le raccolgono da terra

Arslanbob, Kyrgyzstan, Via della Seta, Asia Centrale. Storia e guida a cosa fare e vedere. Pare che questo sia il luogo d’origine delle noci, una favola nella foresta.

Basta avere un cuore vigile per percepire quanto il Kyrgyzstan intero sia immerso in un alone magico, quasi sovrannaturale. Con i suoi picchi che accarezzano il cielo sotto una pelle di ghiacci eterni, le acque di cristallo dei suoi laghi alpini e le sue genti rudi e determinate.

Ma c’è un luogo che forse più di ogni altro trasporta l’animo in un regno di fiaba, un luogo che ha il nome di un eroe. Questo luogo e questo eroe si chiamano Arslanbob.

La leggenda di Arslanbob

Arslanbob era un uomo di fede, discepolo del profeta Mohammed, che lascio la propria terra natia alla ricerca del paradiso terrestre. Tra queste valli dell’Asia Centrale lo trovò, ma qualcosa mancava perchè fosse perfetto: alberi da frutto. Così quando Arslanbob Ata, “il figlio del cancello del leone”, tornò dal maestro chiedendo consiglio, egli gli diede dei semi di noce, “va e spargili” gli disse, e così lui fece, creando la più grande foresta di noci del mondo.

Una storia bella quanto falsa, visto che la foresta era già qui quando Alessandro Magno, attorno al 330 AC, conquistò queste terre (allora denominate Sogdiana), vincendo con la diplomazia matrimoniale la tenace resistenza dei locali, ed importando così le noci in Europa

Arslanbob e il raccolto delle noci

Il villaggio di Arslanbobsi trova oggi nella provincia di Jal Alabad, a 1.700 metri sul livello del mare nel Kyrgyzstan meridionale, a pochi chilometri dal confine con l’Uzbekistan. Ed uzbeki infatti sono il 95% dei suoi 13.000 abitanti, dei quali però, per due mesi all’anno, nel villaggio stesso non v’è quasi traccia.

Settembre ed ottobre sono infatti i mesi delle noci, la stagione del raccolto. “Se cerchi qualcuno è meglio guardare nel bosco che nel villaggio” ci dice Hayat, guida alpina e coordinatore dell’ufficio locale del CBT (Community Based Tourism).

Dalla seconda metà di settembre e per tutto il mese di ottobre infatti, tutto il villaggio lascia le proprie curatissime case di fango e paglia e si trasferisce nella foresta.

Un mondo surreale di tende scaldate da stufe a legna, forni d’argilla costruiti in poche ore e poi altalene e persino reti da pallavolo. Ma sopratutto la gente: donne e uomini, anziani che spettegolano e bambini a dorso di asinelli, un vero villaggio insomma, ma nel bosco.

Nella foresta: come si raccolgono le noci

La magia si svela gradualmente: dapprima, ai margini della foresta, lussureggianti frutteti di splendidi meli, peri e prugni, con pecore e mucche che vi pascolano attorno; poi i primi noci, alcuni giganti vecchi di secoli, maestosi, ed i raccoglitori più pigri che prendono le noci cadute da terra, i bambini che giocano a tirarsi quelle marce.

Ma è inoltrandosi nel cuore della foresta che si assiste al vero raccolto. Gli uomini si arrampicano sugli alberi, quasi sempre a mani nude, senza l’ausilio di corde o scale e passando di ramo in ramo scuotono con vigore il noce di turno, causando una grandinata di frutti. Donne e bambini in basso si affrettano a raccoglierli.

Le noci vengono poi separate dal mallo (ancora una volta il compito è assegnato ai bambini, pare siano molti qui quelli che non frequentano la scuola, almeno in questo periodo dell’anno) e messe ad asciugare al sole, su grandi teli di plastica o stoffa.

Qualche dato

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Arslan Pap
una delle più belle bambine di Arslan Pap

Ogni anno, dai 16.000 ettari su cui si estende la foresta di Arslanbob, vengono introdotte sul mercato locale e globale circa 1.500/2.000 tonnellate di noci, la maggior parte delle quali destinate all’esportazione, con Turchia e Cina come principali compratori

Il prezzo di un kg di noci sul mercato interno da dai circa 70 som (circa 1€) per il prodotto grezzo ai 300 som (più di 4€) per la noce sgusciata e pulita; sulla carta niente male, ma quanto ci guadagnano in realtà le famiglie dei raccoglitori?

In realtà non molto, considerato che i prezzi qui indicati sono quelli al consumatore finale.
Secondo quanto ci riferisce Hayat una famiglia raccoglie tra 500 e 1000kg di noci a stagione, che vengono per la maggior parte acquistate in loco dai più benestanti, che si occupano di rivenderle ai distributori, spesso i passaggi tra produttore e consumatore sono almeno quattro o cinque.

Turismo come risorsa sostenibile

Durante il periodo sovietico Arslanbob fu una gettonata meta per il turismo interno all’Unione, ancora oggi è possibile vedere i ruderi abbandonati di “resort” con tanto di piscine e giostre per bambini, ormai ricoperti da tentacolari piante rampicanti.

Con il crollo dell’URSS infatti, Arslanbob è entrata in un tunnel oscuro lungo più di 15 anni.

Ma da qualche anno, grazie all’impegno di persone come Hayat, questo onirico villaggio sta vivendo una piccola rinascita dell’economia turistica. I numeri non sono certo da capogiro, ma è evidente la soddisfazione di Hayat quando ci riferisce che nel 2013 i visitatori sono stati circa 5000, quasi il doppio rispetto all’anno precedente… cifre che fanno sorridere un italiano, abituato alle astronomiche cifre di località come Venezia o Firenze, ma di cui il CBT locale ha ragione di essere contento.

Un turismo di massa infatti, sostiene Hayat, avrebbe un impatto distruttivo sulla cultura e sull’ecologia del villaggio, mentre un graduale aumento dei visitatori di anno in anno, può far crescere l’economia e stimolare una crescita culturale del villaggio stesso, in un’ottica di mutuo interscambio tra locali e visitatori “perchè in ognuno di noi c’è il male ed il bene, ed è quest’ultimo che dobbiamo imparare gli uni dagli altri”.

Dopo il raccolto arriverà l’inverno, che seppellirà Arslanbob e la sua foresta sotto una coltre bianca, avvolgendola nel silenzio ovattato che questa stagione porterà con se. Ma Hayat non si fermerà, vulcano di idee, ha già inventato un nuovo modo di sciare…trainati da un cavallo! Così perfettamente Kyrgyzo…

Il nostro video reportage: raccolto di noci ad Arslanbob