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Khaketi tour del vino: come trovare il miglior vino in Georgia

Da Niki a Manavi
5 Luglio, 2014

Sia Ramaz sia la famiglia “Aboviani” ci avevano detto che la strada per la kakhetia era molto easy, tutta pianura. Bugia, enorme bugia. Ci sono almeno 40 chilometri di salita. Come sempre chi viaggia solo in macchina percepisce come salite solo i tratti che deve fare in prima! La strada è trafficatissima e non c’è molto da vedere, il che rende la salita più faticosa. Niki ci aspetta a Manavi, dove riusciamo finalmente ad arrivare verso le 19.30.

Al nostro arrivo stanno ancora lavorando. Niki possiede uno dei vigneti più antichi della Georgia, è da questi terreni che veniva prodotto il vino per i re. E’ la prima volta che Niki fa il vino nella sua cantina, che è ancora in costruzione, negli anni precedenti il suo vino è rimasto a fermentare nei qvevri di amici (tra cui Soliko, di cui parleremo tra poco).

I quevri sono sottoterra ma all’interno di una costruzione con mura e tetto. In altre zone (in Imerezia per esempio) c’è solo il tetto. Dipende dal clima. Qui Niki sta facendo i muri di paglia, legno e argilla. Il progetto prevede anche la costruzione di una veranda dove si potrà degustare il vino. Purtroppo, però, il vino non è ancora pronto, ci vorranno altri tre mesi.

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Lavorano Niki e suo cugino. Troviamo un posticino per la tenda sulla collina dietro casa. La montiamo prima che faccia buio. Ci dicono che possiamo fare una doccia e ne approfittiamo subito! Nel frattempo sono in corso i preparativi per la cena, ci dicono che è la prima volta che fanno una vera cena lì.
 
Il menù prevede spiedini cotti nel fuoco, melanzane fritte, formaggi, insalata, patate e degli strani pesciolini. E il vino. Niki è stanco, Ha lavorato tutto il giorno sotto il sole, è un georgiano classico, cioè parla mooolto lentamente. Cioè, per noi è lento, qui è la normalità. Ma è un modo di parlare che rilassa. Dopo mangiato vanno ad aprire un quevri per assaggiare il vino. E’ un’operazione delicata, ci vogliono una ventina di minuti. Anche per Niki è il primo assaggio, quindi un onore per noi!
 
Veramente buono, certo, la temperatura non è delle migliori per il bianco (da uva Msvane, una delle innumerevoli varietà georgiane), appena uscito dal quevri è un po’ caldino. Lo mettiamo un po’ in freezer. Anche Niki è molto soddisfatto del suo vino! Ce ne andiamo tutti a dormire e domani faremo un giro a vedere i vigneti.

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tappa 2. Da Soliko “Our Wine”
July 7, 2014

Sotto un caldo torrido ci facciamo un giro nel vigneto di Niki. Le viti qui sono molto piccole e l’erba al di sotto non viene tagliata, una delle peculiarità del metodo organico adottato dai membri dell’associazione. I vigneti sono di Msvane, Rkatsitieli e Saperavi. Niki ci spiega la strada, o meglio, ci spiega le pendenze chilometro per chilometro da casa sua alla prossima meta, casa di Soliko a Bakurshike. Da ragazzo Niki era uno sciatore ed infatti sulle pendenze è stato precisissimo!

La tappa di oggi è abbastanza tranquilla, il cielo si copre un po’ per fortuna. L’unico problema è che stiamo telefonando a Soliko da ore ma non risponde nessuno. Chiamamo Nika, che ha un vigneto a cinque chilometri da Soliko, ma sarà qui solo domani. Chiamiamo Ramaz e ci conferma che Soliko ha un brutto rapporto con il telefono… ce ne siamo accorti! Ci dice di aspettare nel centro del paese.

Probabilmente sta chiamando tutti quelli che conosce qui in modo che vadano ad avvisare Soliko. Alla fine, dopo un’ora, ci vengono a prendere! Arriviamo finalmente da Soliko, un omone barbuto con il vocione. Ispira subito simpatia, sta imbottigliando il vino in cantina e il telefono è da qualche parte, ci dice che ci stava aspettando! Inizia a soffiare un gran vento e salta la luce, vanno a prendere un generatore a benzina e si finisce l’imbottigliamento.

Mangiamo una cosa veloce e beviamo del buonissimo Saperavi, penso sui 14°. Il Saperavi è il rosso più comune in Georgia dai tempi dell’Unione, che ha quasi estinto tutte le altre varietà puntando solamente su Rkatsitieli (bianco) e Saperavi, semplificazione tipicamente sovietica. Dopo mangiato Soliko va subito a dormire, è stanchissimo.

Noi laviamo i piatti e andiamo a sistemarci nella casa vicino, una casa tutta in legno e abbandonata, sarebbe bella da restaurare, ma forse un po’ difficoltosa, pende da una parte!Dopo domani faranno un supra, arriva l’importatrice giapponese e ci dicono che si canterà.


Tour del Vino – tappa 3: dalla famiglia di Nika – Anaga
Ci autoinvitiamo al supra di domani, vorremmo dare una mano. Soliko non sa ancora se arriverà la moglie da Tbilissi e noi potremmo preparare una parmigiana.
Appena uscita dal cancello di Soliko vado dritta in una pozza di fango e sfrombolo per terra! Prima vera caduta del viaggio! Mi fa un po’ male la mano.
Arriviamo da Nika, possiamo dormire qui, c’è una bella stanza con un materasso gonfiabile matrimoniale. Nella stanza c’è anche un ragazzo tedesco che studia “wine making” e starà qui per un mese.
 
Mangiamo con Nika, i suoi genitori e il ragazzo tedesco (non mi ricordo il nome), non ha detto una parola da quando siamo arrivati. Nika durante l’inverno vive a Berlino, fa lo scultore, qui potete vedere un po’ dei suoi lavori e disegna, le etichette delle sue bottiglie sono bellissime.
I genitori, invece, sono fisici in pensione. Dopo domani anche qui ci sarà un supra con i giapponesi!

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9 Luglio 2014
Il supra di Solito

Andiamo a vedere il vigneto di Nika e ripartiamo per la casa di Soliko. La casa è sottosopra, è arrivata una donna! C’è Nino, la moglie di Soliko che sta cucinando 5 o 6 cose contemporaneamente e un’altra donna, ingaggiata per le grandi pulizie di primavera, anche se un po’ in ritardo. Mi sa che non ci sarà mai un fornello libero per la nostra parmigiana! Così, aiutiamo (o almeno ci proviamo) Nino in cucina. Io trito quintali del maledetto coriandolo usato e abusato ovunque. Non si finisce di lavare i piatti che il lavello è di nuovo pieno!
Verso le 17 il grosso è fatto.

I giapponesi dovrebbero arrivare alle 19 ed oltre a loro arriverranno altri amici di Soliko, quasi tutti vinaioli. Dovremmo essere una quindicina. Apparecchiamo nel grande corridoio del piano di sopra, sembra stia per piovere. Verso le 18 e 30 inizia ad arrivare gente e dopo un’oretta arrivano i giapponesi accompagnati da John, un americano che si è trasferito a Signagi una quindicina di anni fa. Organizza wine tour e ha due ristoranti. I giapponesi sono Reiko, l’importatrice, la figlia ed il suo ragazzo, ed Eriko, una chef itinerante che ha studiato tre anni nelle Marche.

Scendiamo in cantina con Soliko per la degustazione del vino nuovo direttamente dai quevri. I giapponesi, che dire, sono giapponesi, armati di macchine fotografiche con superobiettivi. Molto gentili, ringraziano sempre, molto dolci.
Finita la degustazione, si va a maangiare! E si beve “per davvero”!
A quanto pare siamo più di quindici, un po’ di persone mangiano in cucina con Nino.


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Innanzitutto, il menù:

– pomodori  ripieni di coriandolo ed altre erbe
– melanzane ripiene di coriandolo ed altre erbe
– peperoni dolci ripieni di riso
– agnello
– roastbeef
– patate
– formaggi
– una salsa buona
– insalata di pomodori e cetrioli
– una salsa di rape rosse
– … e tanto vino!

L’americano inizia a fare un discorso spiegando cos’è un supra (un banchetto) e chi è il tamada (l’addetto a tenere “viva” la tavola facendo brindisi). Solo che John ha preso questa tradizione un po’ troppo alla lettera e fa brindisi ogni cinque minuti, lunghissimi e turistici, del tipo “alla fratellanza fra la meravigliosa cultura giapponese e l’antichissima cultura georgiana…” e come direbbe Gocha Paliani ed ie and ie and ie.

In più, mentre lui faceva i brindisi dovevamo stare tutti zitti. Io ero seduta accanto ad Eriko che, come noi, non ne poteva più! Poi, hanno iniziato a cantare, molto bravi. Ma anche questa non sembrava una cosa spontanea ma preparata per i giapponesi. I quali, però, volevano solo bere e chiacchierare!

Ma, a parte questo, cibo buonissimo e ottima compagnia, Soliko era sbronzissimo e diceva che eravamo i suoi figli!
Quando se ne vanno tutti, aiutiamo a sparecchiare, parlo un po’ con Nino e Daniele guarda la partita con Soliko.


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10 luglio 2014
Supra su supra, da Nika

Ci svegliamo tardi, chiamiamo Nika per autoinvitarci anche al suo supra e scopriamo che è a pranzo, fra mezz’ora! Partiamo un po’ frastornati, ci fermiamo a comprare il pane e arriviamo verso le 13 da Nika, i giapponesi sono in ritardo. Probabilmente anche loro si devono riprendere dal supra di ieri.

Inoltre Nika è abbastanza contrariato, il tedesco è andato via, senza fornire una vera motivazione, lasciando Nika (che aveva rifiutato l’offerta di altri volontari per mancanza di spazio in casa) senza l’aiuto di cui ha bisogno.
Prepariamo un succo di anguria e menta, oggi fa caldissimo e per fortuna hanno preparato un pranzo leggero. Anche qui degustazione dai quevri.

Oggi John è un po’ dittatoriale e verso le 16 dice che se ne devono andare.
I giapponesi, sarebbero rimasti volentieri, soprattutto Eriko, che sembrava quella meno stanca di degustazioni! Restiamo noi e Nika, la mamma, Luna, ci prepara il caffè (con la moka) e ci beviamo un altro po’ di vino. Nika ne beve parecchio e si sbronza.

Parliamo di un sacco di cose, vita, arte, religione. La famiglia di Nika è cattolica, in Georgia sono circa l’1% della popolazione. Dice che fanno fatica a trovare lavoro (qui devi essere amico di qualche prete, ma ortodosso) e c’è molto razzismo. Lui si sente straniero in Germania perchè georgiano e straniero in Georgia perchè cattolico e perchè da più di vent’anni vive in Germania.

Ma, all’improvviso, ha un’illuminazione e si ricorda che tra meno di mezz’ora arriverà Ramaz con altri giapponesi, giornalisti! Ci alziamo da tavola alla velocità della luce, lavo i piatti del supra di poco fa a tempo di record. Luna prepara un altro Khachapuri, anche questo a tempo di record, e Nika cerca di riprendersi dalla sbronza.

Abbiamo ancora le mani insaponate quando arrivano Ramaz e i giapponesi.
Nika deve ricominciare tutto da capo. Assaggia questo, assaggia quello. Ma questa volta l’atmosfera è diversa. I giapponesi sono tre, il giornalista che è un uomo dalla testa enorme, il fotografo ed una tizia che fa solo foto con il cellulare. Forse una segretaria? Il giornalista è terribile, ha la sua personale tazza di legno e beve il vino solo da quella! Dopo che abbiamo lavato un sacco di bicchieri! Andare a casa delle persone e portarsi il bicchiere da casa non mi sembra molto educato…

Ma faceva di molto peggio, assaggiava il vino, solo un sorsino, e buttava il resto per terra! Nika ha cercato di dirgli un paio di volte di non buttarlo ma poi ha rinunciato!
Se qualcuno lo facesse a casa mia potrei reagire piuttosto male!


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E nel frattempo faceva un sacco di domande sul perchè e sul percome Nika faceva il vino citando le sue conoscenze sull’ antica tradizione del vino il Georgia (da Wikipedia) finchè Nika interrompe la poesia dicendogli che il vino si fa per guadagnare soldi! Persino a Nika è scesa la sbronza.
Ramaz se n’è subito andato a parlare con la mamma di Nika, liberandosi per qualche ora dei giapponesi! Povero Ramaz, chissà per quanti giorni dovrà fargli da autista!
Appena se ne vanno NIka si sdraia letteralmente per terra!
Era sicuramente, diciamo così, un giapponese un po’ atipico!
Ma a Nika in realtà la sbronza non è per niente passata e vuole andare a comprare la birra per vedere la partita di mezzanotte. Se ne va per le campagne con Daniele mentre io aiuto la mamma a sistemare. Il papà di Nika è arrabbiato con la mamma perchè ha lasciato andare Nika da solo al buio!
E’ molto tenero, la mamma gli fa notare che il figlio ha ormai 42 anni ma lui parte con la torcia per andargli incontro. Proprio in quel momento Daniele e Nika tornano all’ovile! Sistemiamo la tv in terrazza ma già agli inni nazionali Nika sta dormendo. Io resisto fino alla fine del secondo tempo (quasi) e me ne vado a dormire. Daniele è stoico e si vede tutta la partita!

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Passiamo altri due giorni a casa di Nika che dopodomani deve ritornare a Tbilissi e ci accompegnerà in furgone. Passiamo il tempo aiutando i genitori di Nika con l’etichettatura, che, come tutto il resto qui, viene rigorosamente fatta a mano, bottiglia per bottiglia. Daniele da anche una mano a tagliare l’erba nella vigna (erba che è alta 2 metri), anche in questo caso niente macchine, falce, cesoia, mani nude ed olio di gomito.
 
Torniamo a prendere le nostre borse da Soliko e scopriamo che a casa sua il giornalista giapponese si è fermato per ben 6 interminabili ore. Ha detto cose del tipo che nei quevri il vino è vivo e nelle bottiglie è morto ed ha messo in atto una specie di rituale propiziatorio!
Facciamo un altro pranzo con una coppia di canadesi in giro ad assaggiare vini e scroccare pranzi e domani si torna a Tbilissi a recuperare il nostro visto azero! Speriamo!
 
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best wine georgia

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