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1 Agosto, 2014 – a Kurdmashi 
Andiamo alla stazione degli autobus, il nostro amico ci dice di prendere due autobus per raggiungerla ma ci mettiamo molto più che a piedi, in realtà dista solo un chilometro. L’autobus per Ismailli è lì, partirà fra circa un’ora, è una corriera grande e pure con l’aria condizionata. Ci vogliono circa tre ore e mezza, sono meno di 200 chilometri.  La strada è un sali scendi, ed il passaggio è completamente desertico. Arriviamo ad Ismailli verso le 19, Rovshan non può venirci a prendere, è al lavoro. Così facciamo l’autostop. Si ferma la prima macchina che passa! E va proprio a Kurdmashi. Ci chiedono da chi andiamo a dormire, conoscono Rovshan e gli telefonano. Arriviamo davanti ad un market, ci dicono di aspettare lì, ci verranno a prendere.
Dopo pochi minuti infatti (mentre tutti gli abitanti del villaggio ci fissano “incuriositi”) arriva una Lada bianca con cinque persone a bordo, una signora ci dice “hallo”, pare che sia lei ad ospitarci (è la mamma di Rovshan). In qualche modo saliamo, io e Daniele nel sedile davanti e tutti gli altri (in quattro) dietro. Tutti hanno i denti d’oro. Non so se l’avevo già detto, ma qui tutti hanno i denti d’oro. Arriviamo a casa, una bella casa con un grande giardino, ci sono delle scale di legno che portano al piano di sopra mentre la vita si svolge di sotto, all’aperto, almeno in estate. La cucina è all’aperto, così come il divano ed il tavolo, tutto su un grande tappeto.
Ci servono subito della pasta (tipo bucatini cotti per 30 minuti ma spezzati). Qui comunque qualunque pasta si chiama macaroni. Il condimento a parte, quindi la pasta è, diciamo così, appiccicata.
Ci sono anche i figli di Rovshan, uno di circa un anno e mezzo che si chiama Ismail, ed un altro di circa 7 anni. Poi c’è la moglie di Rovshan. E finalmente, verso le 22 arriva anche Rovshan, lavora, a quanto capiamo (il suo inglese è un po’ fantasioso), al comune di Ismailli e pensiamo faccia l’ispettore. La sua descrizione del lavoro è stata “i call, telephone (e chiedo) : how are you?”.
La stanza è grande, con un pavimento di legno e un sacco di scatoloni di medicine. La mamma è medico.

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2 August 2014, Ivanovka 
Nel giorno della commemorazione della strage di Bologna ce ne andiamo ad Ivanovka, ultimo kholkoz dell’Azerbaijan e forse di tutta l’ex unione sovietica. Qui vivono i Molokan, una setta di russi deportata ai tempi dello zar per il loro rifiuto di aderire al rito ortodosso. L’80 % del paese è composto da molokan, c’è qualche matrimonio “misto” ma non è ben visto dalla comunità. Ci sono persone che non sanno nemmeno una parola di azero anche se vivono qui da qualche secolo. L’agricoltura  e l’allevamento vengono ancora praticati in maniera collettiva. Il kholkoz è diviso in dipartimenti, ognuno dei quali si occupa di un settore particolare (i trattori, le vigne, gli animali). Alla fine dell’anno vendono i prodotti sul mercato (che però non ha più le regole dell’Unione Sovietica) e dividono i profitti.
Il funzionamento del kholkoz ce lo spiega Tanya, una signora russa che vive da sei anni ad Ivanovka insieme al marito inglese Jhon, e gestisce una guest house.
Ci offre un tè e ci regala un pò di vino prodotto lì, poi ci dice dove andare a comprare il formaggio, al “blu gate n°2“.
Andiamo a fare un giro per i campi e subito ci imbattiamo nel dipartimento dei trattori, un grande cortile dove sono parcheggiati questi fossili, ma pare funzionino. Poi c’è l’officina per la riparazione. Mentre siamo lì esce il direttore (che assomiglia al tizio di c.s.i. miami, ma con i denti d’oro) e ci porta a fare un giro “turistico” della fabbrica. Sembra di fare un salto nel tempo. Poi ci porta nel suo ufficio e ci prepara il te. Nel frattempo arrivano sempre operai che gli fanno vedere il loro operato, lui gli da dei bigliettini, non capiamo cosa sono.
Dopo la visita ai trattori ci incamminiamo per i campi, ci sono vigneti e poi un “posto di blocco”. In pratica una casetta dove degli uomini stanno bevendo il tè. Ci dicono che di lì non si può proseguire perchè ci sono i bufali. Ed anche loro ci offrono il tè. Poi andiamo a comprare il formaggio dove ci ha consigliato Tanya e sempre in autostop torniano a Kurdmashi.
Uno dei tizi che ci ha caricato si offre di portarci a Lahic domani. E’ un buffo signore ciccione e, inutile dire, con i denti d’oro.
Lì ci sono la mamma e la moglie di Rovshan che ci hanno preparato la cena.

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