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Salutiamo Singkawang e la bellissima famiglia che ci ha ospitato. La strada per Pontianak é stretta e abbastanza trafficata ma riusciamo a trovare il nostro spazio. Man mano che proseguiamo i templi taoisti scompaiono ed appaiono le moschee, sempre più donne indossano l’hijab. A circa metà strada ci fermiamo in un albergo che paghiamo con i soldi ricevuti in regalo. Andiamo al ristorante dell’albergo dove nessuno parla in inglese e finiamo con ordinare del pesce fritto e due chili di riso bianco…
Percorriamo gli ultimi 70 chilometri per Pontianak sotto la pioggia fermandoci a mangiare degli spaghetti cinesi e a bere un caffé molto dubbio, almeno lo é la provenienza dell’acqua. Comunque é bollita e speriamo bene…

Arrivati in città il primo pensiero é che questa città é proprio brutta! Strade intasate dai motorini, edifici bruttini ammassati senza armonia. Ci ospita Erik, un ragazzo cinese Hakka, che vive con il padre e lavora in un negozio di telefoni ma solo qualche ora al giorno. Daniele sta male, forse a causa del dubbio caffé. Insieme ad Erik e ad alcuni amici visitiamo la città che si rivela sempre più bruttina, avevamo qualche speranza sul centro cittadino ma niente. Quello che viene definito centro non contempla una piazza o un qualsiasi luogo di aggregazione ma é solo il punto in cui c’é più traffico. Andiamo a vedere il monumento all’equatore, Tugu Khatulistiwa. La città, infatti, sorge sull’esatta linea dell’equatore. Pure il monumento é bruttino ma ci facciamo lo stesso delle brutte foto ricordo e ci mangiamo un bel cocco fresco di fronte al monumento.

Con Erik andiamo nelle campagne dove vivono altri amici, sempre cinesi hakka, che hanno la terra e ci fanno assaggiare frutta strana. Vediamo anche dei grandi casermoni in cemento completamente chiusi con solo piccoli fori in cima, sono utilizzati per attirare le rondini e commerciare i nidi di rondine, costosissimi, che piacciono tanto ai cinesi.
E’ così passano questi tre giorni nella più grande città del Kalimantan, il Borneo indonese, andiamo al porto. Per fortuna Erik ci aveva comprato i biglietti ancora prima del nostro arrivo, la compagnia non é quella di bandiera (Pelni) che ha deciso di sospendere tutte le tratte da qui questo mese per manutenzione ma si chiama Dharma Kencana, in due notti e tre giorni dovremmo raggiungere Semarang, sull’isola di Java.

Il biglietto costa 290.000 rupiah (19 euro) e 115.000 rupiah (7,50) per le biciclette. Sappiamo che con Pelni le biciclette sono gratuite ma non abbiamo molta scelta. Non é possibile prenotare la cabina prima, si può fare solo una volta imbarcati, quindi chi prima arriva si aggiudica la cabina. E noi siamo primi! Prima andiamo a vedere il dormitorio, é tremendo, materassi di plastica, luci al neon sempre accese, tv, ma sopratutto un’invasione di blatte. Intelligentemente i pasti vengono consumati qui nel dormitorio contribuendo all’infestazione. Non c’é nemmeno lo spazio dove sistemare le nostre borse e visto che dovremo stare qui tre giorni investiamo altri dieci euro per la cabina. Quelle Vip sono già state prese. Sono solo due ed hanno una piccola finestra. La nostra é senza finestra ma rigorosamente con la tv, unico investimento fatto dalla compagnia, che avrebe fatto meglio a spendere in soldi per pagare una ditta di disenfestazione.

Nave Borneo Java

Le blatte sono ovunque, nella nostra camera saranno almeno un centinaio. E quando dico un centinaio intendo dire DAVVERO un centinaio. E’ una schifezza ed il peggio deve ancora venire. Ci portano da mangiare, a noi privilegiati con la cabina direttamente in camera. Il riso é andato, ed é difficile capire come del riso al vapore possa fare così schifo, poi c’é una testa di pesce dal dubbio aspetto, solo la testa e qualcosa che sembra verdura. Non mangiamo quasi niente, compreremo dei noodles istantanei al bar. Andiamo al bar, la gente guarda la tv noncurante delle blatte sui banconi, sui tavoli, e sui proprio stessi vestiti. Sono ipnotizzati.
Ah dimenticavo la parentesi televisione, noi ce l’abbiamo in cabina ma non abbiamo il potere di cambiare canale. Il telecomando é nelle mani del barista che controlla tutte le tv della nave quindi si guarda quel che decide lui. Per foruna lascia su una partita di calcio e non su un drama coreano.

Il secondo giorno la cabina si allaga, esce acqua da un tubo. Anche il bagno del corridoio é allagato. Chiediamo se é tutto normale, ci danno un secchio. Ovviamente dopo un paio di minuti si riempie. Ci danno un altro secchio. Anche quello si riempie in pochi minuti. Non é che affondiamo? Alla fine si decidono a cambiarci cabina. Sempre invasa dalla blatte ma semprano leggermente meno, forse mi sono abituata a vederle.
Nel frattempo devo andare in bagno ogni dieci minuti e del cibo che ci portano due volte al giorno non tocchiamo quasi niente. Insomma, una bella crociera.

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