Dopo aver esplorato Kaishi, il villaggio che dovrebbe essere allagato dal progetto Khudoni Hydropower, ci dirigeremo verso l’antico villaggio di Mestia, a 15,00 m slm. Mestia ospita le iconiche torri difensive Svan (lushnukor) ed è il centro storico della cultura Svan. Un luogo che afferma di non essere mai stato sconfitto o sconfitto da nessun nemico, persino Gengis Khan, dicono, ha rinunciato al suo tentativo di conquistare la capitale di Svaneti.
25 Giugno, 2014: Khaishi – Mestia

Bloccati in un loop di indecisione. Mestia. Andare in bici o prendere un machutka?
Fa caldo, molto. Settanta chilometri di ascesa violenta, con l’onnipresente pericolo di frane. Elena non è al meglio della forma, fatti di donne.
Prenderemo un machutka, lasciando riposare le bici dopo gli stressanti ultimi giorni in compagnia dei ragazzini.

arrivare a Mestia da Kaishi

Scendiamo nel “centro” di Khaishi e aspettiamo, sotto lo sguardo dubbioso della signora del “bar”. Passa un’ora in cui cerchiamo di fermare tutto ciò che ha l’aspetto di un furgone, veniamo ignorati. Dopo due ore si avvicina un furgone grigio, portando farina. Un uomo scende e inizia a parlare con alcune donne del posto, inclusa la barista.

Dopo un po’ capiamo che la signora sta cercando di intercedere per noi, l’uomo è diretto a Latali, a 9 km da Mestia, alla fine accetta di darci un passaggio. Finalmente partiamo, alle 3:30 del pomeriggio, ora capiamo che questo sarà un lungo viaggio, l’uomo trasporta 4 tonnellate di farina, circa quattro volte il carico massimo dichiarato del furgone. La media è di 30 km / h, con un picco di 5 km / h. Sembra di essere in bicicletta.

Inoltre, ogni volta che la salita diventa più ripida (quasi sempre) l’uomo apre la valvola dell’aria calda al massimo per sfogare il calore dal motore, che potrebbe seriamente sciogliersi (infatti, vediamo diversi veicoli bloccati lungo la strada). Noi arrostiamo.

Le frane sono ovunque.Verso le 18:00 arriviamo a Latali, fine della corsa. Salutiamo il nostro autista e offriamo del denaro, che rifiuta, e partiamo a piedi verso Mestia. Latali è un bellissimo villaggio, costellato da classiche torri difensive. Trasuda un’ atmosfera antica.

Anche se non in bicicletta, la gente ci guarda come alieni comunque. Le torri lushnukor sono le case tradizionali degli Svan. Al piano terra, il bestiame, mentre la famiglia vive al piano superiore, raggiungibile solo tramite una scala di legno. La scala viene ritirata all’interno della casa in caso di visitatori indesiderati, rendendo così l’abitazione molto difficile da attaccare.

In cammino da Latali a Mestia

Lo scenario è mozzafiato. A sud, a est, davanti a noi.

Tutto intorno alle ripide creste di foreste verdeggianti, striate da limpidi ruscelli che scendono in verticale, quasi come cascate, le cime più alte sono coperte di neve, anche qui le mucche sono dappertutto. Camminiamo per circa cinque chilometri in una sorta di esaltazione mistica, ma il tramonto è vicino, proviamo a fare l’autostop.

Riusciamo facilmente nel nostro obiettivo, due turisti della capitale con un’auto a noleggio ci condurranno a Mestia. Quanto sublime dove essere stata questo posto, solo pochi decenni fa! Ma il turismo ha influito superficialmente sul fascino di questo insediamento ancestrale, le torri sono dozzine, dominando il villaggio evidenziando la sua antica fama di invincibilità.

Le guest house sono ovunque ma abbiamo la tenda, cerchiamo un posto adatto per il campeggio libero. Attraversiamo l’orribile ponte sul fiume e vediamo un piccolo cartello di un campeggio. Un uomo ci saluta in compagnia di un bambino, non parla una parola di inglese ma è irresistibile. Il suo nome è Gocha Paliani. Il campeggio costa 15 lari, circa 6 euro a notte. C’è un vero WC. Abbastanza per convincerci.

Siamo gli unici ospiti, il campeggio è un prato vicino alla legnaia. Nel giardino c’è la tomba di suo padre. Anche qui mucche, tre. Prendiamo due birre e trascorriamo la serata con Gocha, facendo del nostro meglio per comunicare. Vive con sua sorella e la madre di 94 anni. Non riusciamo a capire chi sia il ragazzo. La vista è stupenda, le torri sono illuminate di notte. Poi piove, guardiamo l’Argentina contro la Nigeria.


26 Giugno, 2014: a Mestia

il museo della Cultura Svan e un po’ di vino

Ci svegliamo riposati. Gocha ci offre uno yogurt che sa di mucca. Scendiamo in centro e chiediamo il prezzo di un viaggio di andata e ritorno a Ushguli, la strada non è percorribile da Mashrutka, solo 4×4, ci chiedono 200 lari a testa, ci arrendiamo immediatamente senza alcuna contrattazione, fuori dal nostro budget.

Quindi andiamo al museo della cultura Svani, una filiale del museo nazionale etnografico. Piccolo ma bello, uno dei migliori allestimenti museali che abbia mai visto. Le luci sono perfette. C’è una collezione di icone di superba fattura dal nono al diciannovesimo secolo. San Giorgio che trafigge Diocleziano (in forma di drago o in forma di Diocleziano) è il protagonista assoluto. E le armi: fucili di un metro e mezzo, coltelli e spade che sono pezzi d’arte. Strumenti musicali, abbigliamento, gioielli e molto altro. Una croce in ottone, con figure di santi in bassorilievo, mi tiene incollato alla finestra per almeno dieci minuti.

Mestia dei tempi antichi, sovrapposta a quella di oggi, beatitudine come in un miraggio. Giriamo nel sole tra le torri. Tornati al campeggio, troviamo Gocha, che ci aspetta con 5 litri di vino, e andiamo. Brindiamo alla salute dei nostri padri, delle nostre madri, degli antenati sottoterra, della vita, dell’universo e di tutto.

La colonna sonora è Legend of Bob Marley, Polifonia georgiana e Flamenco, gli unici tre nastri della collezione di Gocha. Finiamo i 5 litri in un paio d’ore, io, Elena e Gocha. Andiamo a letto con la luce del sole.

Musica tradizionale Svan

Al risveglio, la mia testa è come un palloncino. Vogliamo andarcene, ma Gocha ci dice che domani dovrà andare a Tbilisi in macchina e potrà darci un passaggio, perfetto. Passeremo un altro giorno qui. Andiamo a fare una passeggiata nella città vicina, un altro villaggio pieno di torri, ma senza turisti, quindi più autentico.

Ma al nostro ritorno, verso le 14:00, Gocha Paliani è lì ad aspettarci, con due amici e una bottiglia di Vodka. Non possiamo farcela, facciamo un brindisi per la gentilezza, ma come sempre, la situazione degenera. Entriamo in casa, arriva un altro amico di Gocha. Porta con sé un’altra bottiglia di una strana Vodka aromatizzata con peperoncino. Una schifezza pesantissima. Cominciano a cantare, uno di loro è particolarmente bravo. Gocha cerca di intrufolarsi nella polifonia ma non ce la fa! Ci ubriachiamo rapidamente, cantiamo anche noi e balliamo. Anche oggi andiamo a letto con la luce del giorno!


28 Giugno, 2014: Mestia – Khaishi

Fuga da Mestia

Ci svegliamo più storditi che mai! Gocha è ancora addormentato, alle 8 dovremmo partire insieme per Tbilisi ma passa un’ora e niente si muove, nessun segno di vita. Prendiamo un caffè, andiamo a cercare dei biscotti al mercato, torniamo al campeggio Paliani, ma ancora niente! Ci sediamo fuori ad aspettare.
Ad un certo punto, penso verso l’11, appare un Gocha Paliani che sembra provenire direttamente dall’aldilà. Ha in mano 5 lari e dice “Magazin, Panta Panta“. Quindi, torniamo al mercato per comprargli il fanta. Quando torniamo è ancora a letto, so che non andrà a Tbilisi oggi.
Dei turisti vengono a chiedere per il campeggio, noi svegliamo Gocha, lui esce come uno zombie a petto nudo e “spiega” che quello è il campeggio and ie and ie and ie (parla così), e torna a letto. Alla fine, decidiamo di lasciare i soldi sul tavolo, insieme a un biglietto e partiamo.

Facciamo appena in tempo ad attraversare il ponte ed incontriamo l’amico di Gocha che sta uscendo dal market, e cosa può avere comprato al market a mezzogiorno? Biscotti e Whiskey! E’ dentro una bottiglia di plastica e all’inizio penso che stia scherzando, vuole per forza che andiamo a vedere la casa che sta costruendo. E vuole anche che beviamo con lui ma non ce la possiamo fare. Riusciamo a “scappare” in un tempo ragionevole. Ci regala i biscotti e si tiene il Whiskey.

Sono le 13 e finalmente riusciamo a raggiungere la piazza dove, però, non c’è neanche un marchroutka, solo macchine che vogliono un sacco di soldi. All’ufficio turistico di fronte ci dicono che i bus per Khaishi partono solo al mattino. Sembra strano perchè a Khaishi ne abbiamo visti passare a tutte le ore. Nel frattempo inizia a diluviare.

Aspettiamo che cali un po’ la pioggia e ci incamminiamo verso la “periferia” del paese alla ricerca di un passaggio.Incontriamo un marchroutka parcheggiato, va  a Tbilissi, ci porta a Khaishi per 10 lari (4 euro), siamo gli unici passeggeri e ci sediamo davanti con l’autista, un devoto ortodosso che si fa il segno della croce tre volte ogni volta che passa vicino ad una madonnina, una croce, una chiesa, un cimitero, insomma, sempre.

Noi preferiremmo che tenesse le mani sul volante. Comunque ci adeguiamo e ci facciamo il segno della croce pure noi, più che altro come scongiuro per le frane.
Solo a metà strada ci sorride  e ci accorgiamo che ha tutti i denti d’oro! Tutti! Che dire, una dentiera costosa…

Arriviamo a Khaishi, le nostre bici sono state chiuse nella stanza della vasca da bagno, lontane dai bambini molesti. Ci chiedono se vogliamo mangiare lì ma salutiamo e ce ne andiamo. Siamo piuttosto in coma. Mangiamo un khachapuri lungo la strada e ci fermiamo a dormire poco dopo dal nostro amico Gesù.

 

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mestia bicycle touring

Georgia_Mestia

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